Sole & Natura

Questione Salina: ecco ciò che contestiamo (e suggeriamo) al sindaco Lodispoto, in un sereno confronto democratico

MARGHERITA DI SAVOIA - Nel leggere la nota di replica (leggi) del sindaco Bernardo Lodispoto sulla “questione Salina” non si può che percepire una certa vacuità di argomentazioni, oltre che sostanziale, per evidente mancanza di documentazione inerente l’argomento di cui trattasi. Si rilassi Sindaco, ma soprattutto non dia retta a chi, senza senso alcuno, la consiglia scelleratamente.

Non dimentichi mai che è sindaco di una città, in una Nazione democratica, dove vige il libero pensiero e la libera espressione, ma soprattutto si rassegni alla libertà di critica. Non me ne voglia, ma lo ricordi anche ai suoi assessori, oltre che al sempre presente Presidente del Consiglio comunale, ricordando loro che prima di proferir parola (e spero lo accolga anche lei come invito) si documentino, evitando scarne affermazioni da lesa maestà.

Caro Sindaco, si fidi di quello che le diciamo e, comunque, lo ricordi: noi siamo dalla sua parte e gradiremmo che lei non sbagliasse, per ostinazione e consigli insulsi, così da fare una bellissima figura.

Capisco che, per lei, come per i suoi predecessori, l’argomento Salina è sempre stato off limits: evidente timore di “scaldarvi le mani”, nel mentre, però, sia lei che loro, avete sempre intrattenuto, con gli amministratori della stessa, cordiali rapporti a tal punto da lasciar passare “travi” indicibili (fate che noi non controlleremo), sino alla stupefacente firma di un accordo per una attività “illegittima” su un bene in concessione demaniale per ben altri scopi.

Si legga gli atti e le carte: “esclusiva produzione del sale...”. Non bazar, visite, ricchi premi e cotillion.

A titolo personale, quando scrivo per il Corriere dell’Ofanto lo faccio come collaboratore del giornale e non in altra veste, così come ho sempre fatto mettendoci il nome e la faccia. La mia attività per l’associazione ambientalista, che lei spesso cita, nulla c’entra con le tematiche in oggetto.

Ma veniamo alla questione Salina.

Le azioni detenute dal Comune, che seppure corrispondevano ad “appena lo 0,6%, pari a 43.820 azioni”, non possono considerarsi di poco conto, come lei vuol far credere, per il Comune di Margherita di Savoia ed i suoi cittadini che hanno visto sottrarsi qualsiasi diritto sull’Azienda che hanno costruito e per cui hanno dato la propria vita, nei decenni scorsi.

Preliminarmente, si deve precisare che non si tratta di acquisizione di nuove partecipazioni in società private, e nella fattispecie in una SpA, bensì della ricostituzione del capitale sociale di una società già partecipata dall’ente comunale. Non confonda le acque. Non le giova.

Ora, che la quota fosse irrisoria, o rilevante, ciò non avrebbe impedito al Comune, quale (oramai ex) azionista, eventuali azioni nei confronti degli amministratori di Salapia Sale SpA, cosa evidentemente improbabile allo stato attuale, in seguito alle vostre determinazioni (scellerate, mi consenta) perché trattasi di società privata, della quale non si detiene più alcuna azione, e pertanto fuori dal controllo dell’Ente pubblico che, garantiva, seppur in piccola parte, una funzione di garanzia, ove mai fosse stata effettuata. Ma nessuno ci ha mai voluto mettere bocca. Vero Sindaco?
Non appare evidente alcuna norma che vieti imperativamente sempre e comunque, in qualsivoglia modo e maniera, la partecipazione a società di capitali private da parte dell’Ente comunale, premesso che debba esserci uno studio ed una giustificazione tale per cui si possa procedere con la sottoscrizione del capitale sociale. Ma, ribadisco, lei avrebbe dovuto “proteggere” il nostro capitale o, diversamente, “dismetterne la partecipazione”, e neanche questo ha voluto considerare.

È evidente però che gli interessi del Comune di Margherita di Savoia nella società che detiene il controllo di Atisale, concessionaria delle Saline di Margherita di Savoia, sono, ancor oggi, attuali ed innegabili. O vuole far finta che così non è? Ne riparliamo in un prossimo articolo. Nel frattempo firmi altri accordi, mi renderebbe tutto più semplice.

Per i più curiosi, è diversa (invece) la sottoscrizione ex novo di azioni, in società di capitali private.

A rigor di logica, e a testimonianza delle tesi opposte (alle sue e dei suoi consiglieri), appare calzante ed evidenziabile la fattispecie della Società “Parco della Salina di Cervia”, le cui azioni son detenute, in maggioranza, da Enti Pubblici, quali: Comune di Cervia, Provincia di Ravenna, Camera di Commercio; e Terme di Cervia di Brisighella, quale socio privato.

Ne sa dare la spiegazione? Gli altri governano le norme e lei? Meglio starne fuori? Perché?

Inoltre, è da sottolineare che Salapia Sale SpA non risulta essere in concordato e men che meno in una situazione fallimentare o di decozione costante. Pertanto, non si sarebbe investito denaro pubblico in una azienda in fase di concordato preventivo, così come sostenuto (o fallimentare, da altri), bensì in un’azienda sana per la quale, ad onor del vero, non si è proceduto ad indagare quali siano le motivazioni dell’azzeramento del capitale sociale che ha fatto perdere al Comune di Margherita di Savoia denaro pubblico. Lo spieghi ai suoi, se lei fosse stato in opposizione.

Così come è da ricordare che Atisale è tra le aziende con la maggior produzione di sale in Europa e continua a lavorare e fatturare in grande concorrenza con gli altri leader del mercato, pertanto è difficile da vedere in tale azienda un fallimento in cui reinvestire. Anche perché altrimenti i “Francesi”, o chi per loro, non avrebbero rilevato il credito dal Monte dei Paschi. O forse anche questa era una strategia?

La mancata vigilanza sul valore delle azioni e sui bilanci di una partecipata dell’Ente comune, ricade comunque sull’intera amministrazione comunale, che appare evidente non sa, ad oggi, giustificare compiutamente con documenti probatori quali siano le motivazioni per cui sia stato azzerato il capitale sociale di Salapia Sale SpA, e per quali manovre finanziarie, della stessa Salapia, si sia giunti all’azzeramento di oltre 7 milioni di euro di capitale sociale.

Il vero danno erariale potrebbe essere la mancata vigilanza sul valore delle azioni detenute dal Comune e quindi sul depauperamento dello stesso, sino al suo azzeramento, oramai avvenuto.

Certamente, diversa è la storia dell’amministrazione Marrano, che partecipava, in nome e per conto del Comune di Margherita di Savoia ad assemblee dei soci di Salapia Sale SpA, senza aver preventivamente deliberato in Consiglio comunale la posizione dello stesso Comune ed esprimendo, pertanto, un parere del tutto personale. Attività affrontata sulle pagine del nostro giornale più volte. Ma lei era distratto.

Appare evidente anche in capo all’amministrazione Marrano la responsabilità circa la mancata vigilanza sul valore delle quote azionarie, detenute all’epoca dal Comune, essendoci stato, comunque, anche precedentemente, una riduzione del capitale sociale, sempre per perdite (guarda caso) che hanno ridotto il valore delle azioni detenute dal Comune, senza indagine nel merito e spiegazione alcuna, anche all’epoca. Ricorsi storici o... meglio starne fuori?

Inoltre, il Comune non ha mai deliberato la dismissione della partecipazione azionaria, che avrebbe potuto, ad esempio, cedere. Men che meno, ha mai proceduto alla vendita del diritto di opzione, del che avrebbe potuto recuperare, eventualmente, denaro da immettere nelle casse comunali.

Ma, lei, ha preferito invece deliberare diversamente, optando per la mancata sottoscrizione finalizzata alla ricostituzione del capitale sociale. Chi ha sbagliato dovrà comunque risponderne.

La verità è che a nessun sindaco conviene detenere azioni di Salapia Sale SpA, pur essendoci interessi strategici per il Comune e l’intera popolazione, essendo la questione talmente scottante per cui nessuno vuole “sporcarsi le mani” per difendere il territorio e la cittadinanza salinara.

Si ricordi... Evidentemente si fallisce quando si fa comodo, tranne quando Atisale elargisce sponsorizzazioni.

Chiarita la “questione Salina”, è doverosa una mia precisazione sulla gestione del Centro Visite della Salina con Legambiente, che esula completamente dalla mia professione giornalistica; argomento che, per quanto mi riguarda, è da tempo morto e sepolto, ma che evidentemente per lei Sindaco rappresenta una vera e propria ossessione.

Se il “protocollo” non è passato in Consiglio comunale, chi doveva concludere l’atto del procedimento? Chi ha firmato la consegna delle chiavi alla nostra associazione, anche se gli atti, a suo dire, non erano conclusi? Chi era il responsabile di servizio che doveva vigilare sull’eventuale corretto svolgimento delle procedure? Perché non lo chiede direttamente alla dirigente dell’epoca? Non è per caso la stessa persona che ha premiato con una rinnovata responsabilità di servizio? La stessa identica persona e stessa identica responsabilità di servizio che ha consegnato a Legambiente le chiavi del Centro Visite? Quindi una persona che non ha svolto correttamente il suo dovere da dirigente, la premia dandogli nuovamente quella stessa carica? Cosa molto strana a mio avviso.

Allora, come mai il nuovo protocollo tra Comune di Margherita di Savoia e Atisale non è passato né dalla Giunta, né dal Consiglio comunale? Bastava la sua sola firma? Le procedure vanno e vengono quando fanno più comodo? Misteri della fede.

Caro Sindaco, superi le sue ossessioni personali, si goda questo momento che ha sognato e desiderato da tanti anni e affronti in modo sereno il confronto e le discussioni. Non può che giovare a tutti, soprattutto in un paese democratico.

RUGGERO RONZULLI