Sole & Natura

Cristiano: «La spiaggia e il mare sono ancora beni demaniali?»

MARGHERITA DI SAVOIA - «A seguito di alcune osservazioni, nascenti dalla analisi delle condizioni del territorio su cui viviamo, non molto tempo fa, precisamente durante lo scorso inverno, attraverso Questo giornale, è stata fatta rilevare la sussistenza su di esso dei tanti interrogativi, dei quali si sperava soluzioni.

È stato fatto presente e, soprattutto, è stata richiamata l’attenzione di chi gestire le sorti del Paese, che: nei momenti della vita, come quelli attuali, che sempre più si incupiscono, rendendo difficoltosa la stessa Nostra esistenza, bisogna agire con razionalità e senso di responsabilità sociale, raccogliendo anche coraggio, per affrontare le problematiche da cui è seriamente colpito il Nostro Paese, ed è stato Loro volto invito diretto ad affrontare tali problematiche non solo con tempestività ma soprattutto con forte e ferma decisone, perché il Nostro Paese possa recuperare equilibri sociali perduti.

Le osservazioni, purtroppo, permangono e sono legate al fatto che il Nostro Paese, da non meno di due lustri, ha subito una ulteriore involuzione sociale, determinata o, quantomeno, favorita dalla incuria o dal mancato razionale sfruttamento del proprio territorio e, tra le cause determinanti tale negativo fenomeno, oltre a numerose altre, persiste la mancanza di una politica diretta alla utile e veritiera disciplina del territorio e alla responsabilizzazione sociale della locale imprenditoria.

Tra le tantissime fonti territoriali aventi rilevanza anche economica, Margherita di Savoia appare essere l’unico Paese marittimo in Italia capace di annullare la risorsa naturale ed economica del mare e della spiaggia, causa un inarrestabile fenomeno di deturpamento del lungomare.

Infatti, Margherita di Savoia continua a subire gli effetti negativi della chiusura e della preclusione dell’accesso e della visione della spiaggia e del mare, situazione che offende la dignità della persona e che incide profondamente sulla qualità della sua vita.

Quella spiaggia e quel mare, fonti altresì di bellezza che costituiscono un’area naturale dalle infinite risorse, luogo incantevole che offre un habitat unico, che attraversa interamente da nord a sud il Paese, e che ricerche scientifiche associano a una vera ecoterapia che migliora la condizione della persona, oggi non è possibile viverli per non essere raggiungibili o, per lunghi tratti, per non essere neanche visibili alle persone.

Perdurante, tale situazione, sul Nostro territorio, preclude anche la presenza di quella non trascurabile massa turistica invernale, desiderosa di vivere la natura marina.

E, tale mancanza di persone sul Nostro territorio, impedisce lo sviluppo commerciale (falcidiato anche da quello abusivo e dallo sproporzionato mercato settimanale), oltre che di quello stesso degli operatori alberghieri e, quindi, economico del Paese, segnando pertanto negativamente la già menzionata qualità della vita dei residenti.

Tutto questo, in forte contrato con la larga e uniforme convinzione mondiale di essere e sentirsi connessi alla natura e, quindi, al territorio, in senso emotivo e fisico.

La attuale e viva dimostrazione della planetaria diffusione del messaggio lanciato dalla tenace attivista svedese Greta Thunberg, e i numerosi movimenti civici che combattono le oppressioni, nello sperato tentativo di migliorare le condizioni della propria vita, nel Nostro Paese, invece, si perde, si dissolve agli occhi della Nostra indifferenza.

In una sola parola, con la preclusione dell’accesso al mare, si preclude anche non solo il miglioramento delle proprie sensazioni di benessere ma anche quelle della dignitosa esistenza sul territorio.

L’argomento sollecitato, meritevole di osservazioni, è rimasto purtroppo miseramente chiuso, nel silenzio di Tutti, e ignorato persino dai locali ambientalisti, mentre le giovani generazioni continuano a subire gli effetti negativi della pessima gestione del territorio; la economia si indebolisce sempre più e, mentre il futuro dei più dignitosi appare sempre più indissolubilmente legato al triste fenomeno dell’abbandono del Paese, quello dei meno intraprendenti, invece, appare essere condannato alla perenne incertezza e precarietà.»

Avv. COSIMO DAMIANO CRISTIANO