LA PAROLA AGLI EX - Secondo Rosario Manna più che i partiti oggi ci sono comitati elettorali

TRINITAPOLI - Rosario Manna, nato a Trinitapoli il 26 novembre 1949, si diploma in Ragioneria presso l’Istituto Tecnico Commerciale “Cassandro” a Barletta. È sposato, con due figli. Inizia giovanissimo a frequentare i circoli e le associazioni, sviluppando quella propensione verso il sociale che caratterizzerà la sua futura attività politica. Si iscrive alla Democrazia Cristiana e già negli anni 1969/70 diviene segretario del Centro Giovanile “Alcide De Gasperi”. Eletto consigliere comunale nella lista della DC per la prima volta nel 1972 , partecipa a tutte le campagne elettorali successive. Nel 1977 assume l’incarico di capogruppo della DC. Dall’82 all’89 dirige il Centro Studi “A. Moro”, fondato dal Dottor Nunzio Sarcina. Nel marzo del 1987 è eletto segretario politico della locale sezione della Democrazia Cristiana. Nel 1988, in occasione del decennale della morte di Aldo Moro, invitato dal figlio Giovanni, partecipa a Maglie alla manifestazione tenutasi per tale ricorrenza e a novembre è presente al Convegno Nazionale dei Centri Studi “A. Moro” a Roma. Alle elezioni amministrative di quell’anno la DC ha la maggioranza relativa degli eletti e da segretario contribuisce alla formazione di una Giunta DC, PSI, PSDI nella quale assume l’incarico di Assessore alle Finanze e alla Cultura. Nel 1993 viene eletto consigliere per l’ultima volta, partecipando ai lavori dai banchi dell’opposizione.

Sei stato iscritto alla Democrazia Cristiana, uno dei partiti più strutturati che ha governato l’Italia per decenni e che, come il PCI si è sciolto circa 30 anni fa. Ritieni che la forma partito di un tempo possa ancora funzionare nell’attuale contesto storico?

«La politica non può vivere di quotidianità. I partiti erano i luoghi verso i quali s’indirizzavano le istanze sociali, i luoghi deputati al confronto e alla selezione della classe dirigente.

Oggi, il partito vissuto dalla mia generazione non esiste più e purtroppo non vedo alcuna prospettiva di ritorno al passato, poiché è notevolmente mutata la struttura sociale e soprattutto i metodi relazionali.  

Una volta il consenso era radicato alle ideologie, oggi ad un tweet, ai partiti durati decenni sono subentrati i movimenti che durano il tempo di una stagione. Qualche settimana prima delle elezioni si formano comitati fatti di candidati improvvisati riuniti intorno ad una personalità nota, magari in tutt’altri campi anziché in quello politico, senza alcun reale rapporto col territorio. La conseguenza è quella che abbiamo tutti sotto gli occhi: la disaffezione dalla politica, come confermano le sempre più alte percentuali di astensione dal voto».

Hai svolto l’incarico di Assessore alla Cultura alla fine degli anni ‘80. Quale è stata l’esperienza più significativa del tuo mandato?

«Mi è difficile individuarne una in particolare, poiché ho promosso molti eventi. Ne cito solo alcuni. Nel 1989 l’istituzione dell’Estate Trinitapolese, il Convegno sugli Ipogei, il Concorso Internazionale di Poesie Inedite, nel 1990 il Seminario di Studi sugli Operatori Turistici e Ambientali, nel 1991 la presentazione del catalogo “L’Umile Italia” di Antonio Di Pillo, la mostra delle sculture di Savino Russo a Cologno Monzese, i bambini di Mosca a Trinitapoli e altro.

Ma non mi sono solo occupato di cultura. Ricordo ancora l’amarezza con la quale l’amministrazione sorta nel 1988, guidata dal Sindaco Silvestro Miccoli, della quale facevo parte, dovette rinunciare al progetto per la realizzazione di un centro termale-turistico nella nostra Città, che si avvalse anche nel 1974 della competenza del grande architetto ed urbanista Ludovico Quaroni».

Chi si è impegnato attivamente in politica difficilmente va in pensione. Di cosa ti occupi ora che non hai più incarichi pubblici?

«Oggi continuo a lavorare per la nostra cara Trinitapoli, poiché amo la terra che mi ha generato. Con l’amico Raffaele Vanni abbiamo dato vita al “Comitato Storia e Memoria” di Trinitapoli con l’intento di fare ricerca storica e promuovere eventi culturali, tramite i quali tenere vivo il ricordo del passato per tramandarlo alle future generazioni come tratto distintivo della nostra comunità».

Immagina di guardare il futuro in una “palla di vetro’’. Cosa pre-vedi per il 2022?

«Nell’attuale contesto politico è difficile prevedere cosa potrà succedere domani. I partiti sono diventati comitati elettorali di maggiorenti dal “pensiero debole” e una classe politica non esiste a causa dell’assenza di ogni meccanismo di selezione. Individualismo e conformismo stanno determinando condizioni di crisi della democrazia. Ciononostante, sono ancora fiducioso. Ritengo, in futuro, che si possa uscire da questa incertezza, organizzando corsi di formazione politico-amministrativa. Bisogna ritornare alla politica intesa quale servizio sociale, alla quale tutti devono concorrere per sentirsi rappresentati e non come mezzo per il raggiungimento di obiettivi personali.

I comitati elettorali dovranno impegnarsi a confrontarsi, anche in maniera serrata, ma non in maniera strumentale e demagogica. Ognuno svolgerà il ruolo che i cittadini assegnano dopo la campagna elettorale. Ciò permetterà di riconquistare la fiducia dei cittadini e di avvicinarli alla politica per la gestione del bene comune. La pace politica consentirà la serenità della nostra comunità.  

Auspico una maggiore partecipazione dei cittadini. Non si può più continuare a fare gli spettatori, ma si deve tornare ad essere protagonisti attivi».

ANTONIETTA D’INTRONO

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