MARGHERITA DI SAVOIA – Recuperare la memoria storica legata al sale e promuovere interventi di riqualificazione ambientale per valorizzare le potenzialità turistiche della città. È esigenza antica del popolo salinaro, più che mai attuale. Una occasione può venire da interventi che puntino al completo recupero e alla totale fruizione del “Villaggio dei Salinieri”, in contrada Torre Pietra, un piccolo villaggio, situato a nord-ovest di Margherita di Savoia, a circa
Esso è composto da tre edifici abitativi, da una costruzione adibita un tempo anche ad ufficio postale¸ ormai rudere, e da una piccola chiesetta, dedicata all’Arcangelo Michele, oltre che da ‘Torre Petra’, costruita (tra il XV e il XVI sec.) a difesa del territorio per l’avvistamento dei Saraceni.
Il “villaggio”, che fino a pochi decenni fa ha consentito ad alcuni nuclei familiari di salinieri di risiedervi, oggi, prevalentemente, è in uno stato di abbandono e di degrado. Alcuni anni fa è stato oggetto di intervento parziale, mentre da qualche mese sono iniziati i lavori di ristrutturazione di Torre Petra. Ma c’è ancora tanto da lavorare in questa direzione. Recentemente, in occasione dell’approvazione del Piano di gestione Sic, relativo alle Zone umide di Capitanata, di cui fanno parte i Comuni di Margherita di Savoia, Zapponeta, Manfredonia, Cerignola e Trinitapoli, quest’ultimo in qualità di capofila, è stata presa in esame l’idea di avviare interventi di ristrutturazione di un capannone che possa diventare un punto di informazione, di osservazione, di accoglienza, nonché “un centro di educazione ambientale”, inquadrato nell’itinerario escursionistico e panoramico della Salina. Una sorta di “museo” all’aperto della riserva naturalistica, riconosciuta d’interesse internazionale, un luogo dove potrebbero svilupparsi azioni didattiche e formative, nonché progetti aventi per oggetto la difesa dell’ambiente.
Ma per una definizione complessiva dell’ex Villaggio dei Salinieri occorrerebbero una “vision” progettuale strategica più “vasta” e, soprattutto, determinazione politica nell’assumerla quale priorità. Un progetto, insomma, che accresca la vocazione turistica e termale, provocando un accrescimento dei flussi turistici, con un ritorno in termini occupazionali.
Dal punto di vista culturale e ambientale costituirebbe, altresì, un punto per la tutela e la fruizione della ‘Zona umida’, in cui istituire un Centro di educazione ambientale, utilizzando preziose risorse umane esistenti e che intendono spendersi in sfide come queste: le scuole cittadine (innanzitutto), tutte le sensibilità ambientaliste, tecnici e operatori delle aree protette. Magari collegandolo direttamente con il Cea già esistente presso la “Casa di Ramsar”, in una visione concreta di integrazione territoriale.
GAETANO SAMELE



































Zone Umide Capitanata, finanziato il progetto
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