MARGHERITA DI SAVOIA - «Colpiti da una tragedia dalle dimensioni mondiali a cui, ancora oggi, si legano le sue imprevedibili conseguenze sotto il profilo economico e sociale, capace di condizionare se non addirittura cambiare lo stile di vita o meno l’impellenza del momento, al netto delle difficoltà sanitarie, è certamente quella di favorire la movimentazione monetaria, perché si possa far ripartire la bloccata economia; infatti, così come non ci possono essere consumi senza la movimentazione finanziaria, non può costituirsi finanza in assenza di economia.
Se per economia si intende il complesso delle risorse e delle attività dirette alla loro utilizzazione, per il raggiungimento dei bisogni individuali o collettivi e il cardine dello sviluppo economico, oltre al territorio, è costituito dalla sua urbanizzazione, non par dubbio che, per urbanizzazione si debba intende il processo di sviluppo e organizzazione che porta un centro abitato ad assumere le caratteristiche tipiche di una città.
Quello Salinaro è notoriamente un territorio naturalmente molto ricco e, allo stesso tempo, ancora scarsamente utilizzato per il raggiungimento di quei bisogni individuali o collettivi, nel senso innanzi riferito.
In questi giorni, imperversa la sentita discussione in riferimento alla natura, qualità del vecchio palazzo di Città a cui si vorrebbe imprimere, trasformando quella originaria tramandataCi dalla Storia e identità locale e fino ad oggi conservata, una nuova e diversa sua qualificazione o destinazione.
Ovvero, alla remota e gloriosa destinazione di sede per la prima Istruzione scolastica, recuperata nella metà degli anni novanta del lo scorso secolo e conservata fino ad oggi, dopo il lungo periodo dello svolgimento in Esso della vita politica e amministrativa del Nostro Paese.
Quel palazzo, ora, ignare le vere ragioni, lo si vorrebbe incondizionatamente destinare a zona militare.
La richiesta trasformazione, allo stato, ha colto di sorpresa l’intera popolazione Salinara, nell’ambito della quale continua a svilupparsi un ampio e sentito dibattito e a forte pulsare il desiderio di conoscere i motivi della sommaria scelta, le cui fonti, altresì. non è dato o possibile neanche veramente conoscere.
Le correnti e prevalenti voci sviluppatisi sull’argomento danno il segnale della presenza in quel Palazzo di un fondamentale elemento della Nostra esistenza, pur tenendo presente che, ancora oggi, non solo non ancora sappiamo chi siamo ma, soprattutto, non sappiamo ancora chi o cosa vogliamo o vorremmo essere.
Tuttavia, sul Nostro territorio, sono presenti diversi elementi fortemente indicatori di chi, attraverso una ormai sollecitata responsabile e diligente azione amministrativa, possiamo o potremmo essere: le saline, il mare, la spiaggia.
Da questi beni, rappresentanti la Nostra Storia, la Nostra Cultura e la Nostra Identità, quindi, non possiamo e non dobbiamo separarCi.
Anzi, dobbiamo incrementare gli sforzi perché, attraverso il razionale uso di queste impareggiabili naturali risorse, si possano definitivamente superare le difficoltà che, purtroppo, continuano su questo territorio a negativamente caratterizzare la Nostra esistenza.
Ma, queste difficoltà possono e debbono essere superate solo se si trovasse la capacità di constatare che non piccola è la parte di rovina provocata dagli uomini più bravi a usare le parole.
Cicerone, già nel primo secolo a.C. faceva riferimento a quelli che lui stesso definiva i “loquentes”, quelli che parlano per parlare, senza pensare alle conseguenze di quello che dicono, contrapponendoli agli “eloquentes”, ovvero a coloro che parlano per bene e valutano gli effetti di ciò che comunicano.
In questi giorni, ognuno di Noi sull’argomento ha espresso la propria opinione e, se non Tutti, la stragrande maggioranza, attraverso la “eloquenza”, si augura di poter raggiungere lo sperato obiettivo, ovvero: la conservazione della naturale destinazione del vecchio palazzo di Città a una qualificata galleria.
Certo, dobbiamo aspettare che Qualcuno ce lo comunichi in via ufficiale e definitiva e, senza stracciarci le vesti di dosso, riservandoCi di esercitare le costituzionali prerogative, si rimane in attesa di conoscere, attraverso l’apparso debole Politico di turno, a cui, nei confronti della Comunità, non è riconosciuta facoltà ma dovere, visti la natura gli interessi racchiusi dalla vicenda, non certamente di natura privatistica o corporativa, di pubblicizzare dettagliatamente le fasi della questione, dal suo sorgere e sino agli ultimi suoi sviluppi.
La inaspettata questione della trasformazione della destinazione del vecchio palazzo di Città, in ordine di tempo, sembra essere l’ultima grana presentataCi dalla Nostra politica, il cui assente impulso è anche manifesto in tutte le altre questioni che, purtroppo, stanno debellando il Nostro territorio e il dignitoso suo viverlo.
In quel vecchio palazzo di Città, fatto di ammirevole forma e gradevoli colori oltre che di impulsi di vita amministrativa e politica, c’è l’essenza del Nostro Paese, ricordata anche dalla presenza di una targa al suo interno, che non può essere trasformata o cancellata, ma solo migliorata.
Dobbiamo prendere atto, purtroppo, che appare paradossale continuare a manifestare la Nostra incapacità di organizzarCi e di programmare.
Deve essere l’esatto contrario; nelle condizioni di difficoltà, con le quali perennemente conviviamo, quel bene deve costituire un valido punto di riferimento per migliorare l’aspetto della Nostra Città e, allo stesso tempo, la qualità dello svolgimento della Nostra vita sul territorio.
Quella Salinara non deve continuare a essere la Comunità che soffre, che subisce ogni iniziativa; ma, deve essere Quella Comunità capace di rimandare una immagine del Paese e di fare sistema, dimostrando le proprie qualità e capacità organizzative.
In diverse altre circostanze, è stato fatto rilevare la cruciale importanza di quel palazzo, per la vita e per la vitalità del Paese, costituendone valido punto di riferimento.
Infatti, partendo dalla villa comunale, posta a ridosso di piazza Generale Della Chiesa, attraverso la qualificazione dell’attigua area originariamente destinata a pista di pattinaggio, percorrendo il viale, Ci si può dirigere verso la bella piazza Marconi.
Proseguendo la percorrenza, attraverso la qualificazione a galleria del vecchio palazzo di Città si ha la possibilità di immettersi sulla ampia piazza Della Libertà, comunemente conosciuta anche con il nome di piazza Terme, e, quindi, sul lungomare, altro luogo oggetto di interessanti e note osservazioni.
Percorrendo il lungomare, previa sua sollecitata richiesta di qualificazione e valorizzazione, come dimostrano anche le ultime lettere inviate agli Uffici competenti, arrivati all’altezza del lido Adriatico, per chi scegli di non continuare la sua percorrenza, si ha la possibilità di raggiungere il Torrione, altro palazzo storico della Nostra identità e di Quella del Nostro Paese e, di li a poca distanza, la recente costruita piazza Nassyria.
A chiusura percorso turistico, così idealmente costituito, si ha la possibilità di riportarsi nuovamente sulla zona della villa comunale, percorrendo il bel corso Vittorio Emanuele o la via Africa Orientale, con le insistenti attività costituenti il valido elemento di attrazione commerciale.
Coloro che parlano per bene e valutano gli effetti di ciò che comunicano, quindi, non possono far cadere nel vuoto ciò che caratterizza la Nostra Storia e la Nostra esistenza, in relazione alla natura e alla qualità del territorio su cui viviamo che va migliorato e non trasformato, cancellato.
“Se non Ci muoviamo, rimarremo soli nella illusione di quello che siamo, nell’oblio di quel che siamo stati e nella negazione di quel che potremmo essere”.
La pessima gestione della Cosa pubblica dimostrata sino ad ora non può e non deve reprimere la speranza della sussistenza di uno spartiacque capace di cambiare tutto in meglio, attraverso la individuazione di nuove energie e volontà, ad oggi non espresse o, scientificamente, trascurate o mortificate.
Con la paventata diversa destinazione di quel vecchio palazzo di Città Ci si ostina a valorizzare economicamente e socialmente il lungomare e la spiaggia, nonché alla efficacia adozione di iniziative per destagionalizzare la stagione estiva, unico momento straordinario per la economia locale, ma sempre vissuto confusionale e disordinato, oltre che con affanno.
È stato in molte altre sedi anche evidenziato che, l’inspiegabile e inaccettabile adattarsi a questa particolare situazione, ovvero: al depauperamento delle vigorose risorse economiche che esprime il Nostro territorio, ha determinato, nel tempo, l’indebolimento del Suo tessuto sociale, subendo, ancora passivamente, le terribili conseguenze dell’impoverimento finanziario e, ancor più grave, della propria autonomia oltre che la perdita ingiustificata della reciproca fiducia, accompagnata da un altrettanto ingiustificabile trasferimento delle risorse finanziarie Salinare, in favore di ogni genere di operatore “extracittadino”, aggravato dalla mancanza delle sue favorevoli ricadute sul Nostro territorio.
A volte, le insidie possono costituire quella valida opportunità per poter ripristinare gli equilibri sociali perduti e riportare la Società Salinara ai fasti che merita, trasformando così lo spartiacque della speranza in certezza di vita autonoma, libera e dignitosa, per le Nuove Generazioni.»
avv. COSIMO DAMIANO CRISTIANO
