TRINITAPOLI - Sono trascorsi trentatré anni dalla strage di via D’Amelio, ma il ricordo di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta resta vivo nella coscienza civile del Paese. Anche l’Amministrazione comunale di Trinitapoli ha voluto rendere omaggio alle vittime dell’attentato del 19 luglio 1992, con un messaggio carico di memoria e impegno.
«Paolo Borsellino fa parte di un’altra storia: quella di persone per bene, che fanno ogni giorno il proprio dovere, senza ombre, senza scorciatoie, senza furbizie, con un grande senso dello Stato» ha dichiarato il sindaco Francesco di Feo, sottolineando il valore morale e civico del magistrato ucciso a Palermo insieme agli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Una tragedia che arrivò a meno di due mesi dalla strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, segnando uno dei momenti più drammatici della lotta dello Stato contro la mafia.
«Ricordare non è nostalgia - ha proseguito il sindaco - ma resistenza, scelta e azione civile. Non basta soltanto indignarsi, ma è necessario l’impegno quotidiano per costruire un futuro migliore». Di qui l’invito a guardare avanti con fiducia, restituendo soprattutto alle nuove generazioni “quel diritto alla speranza che il nostro Paese ha troppo spesso negato”.
Con questo spirito, l’Amministrazione comunale rinnova il proprio impegno a custodire la memoria di chi ha sacrificato la vita per la legalità e la giustizia. Un tributo non solo formale, ma che si traduce in un richiamo concreto alla responsabilità collettiva e all’esercizio della cittadinanza attiva.
Nel nome di Borsellino e degli uomini e delle donne che, come lui, hanno creduto nello Stato e nei suoi valori più alti.
GAETANO DALOISO