LA PAROLA AGLI EX - Per l’ex sindaco Giuseppe Brandi la politica si cambia “dal basso”, dando voce ai cittadini

TRINITAPOLI - L’avvocato Giuseppe Brandi è nato a Trinitapoli nel 1953. È sposato ed ha due figli. Prima di dedicarsi intensamente alla professione forense e alla politica, è stato calciatore negli Allievi, nei Juniores e nell’Associazione Calcio Trinitapoli. Numerosi gli incarichi ricoperti nella sua vita: Arbitro (Camera Arbitrale presso Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici di Roma), Componente Commissione degli Esami Avvocato Sessione 2005/2006, Presidente Commissione Esame Avvocato Sessione 2007/2008, Componente del Comitato di Gestione della USL FG/11 e Componente del Nucleo di Valutazione alla provincia di Foggia.

Da giugno 1983 a giugno 2016 è stato impegnato ininterrottamente in politica. Trentatre anni di attività Istituzionale durante i quali è stato Consigliere Comunale, Capogruppo, Assessore e Sindaco. Nel 1993, la sua lista di centrosinistra prevalse sule altre due liste concorrenti (centrodestra con candidato Nicola Di Feo e Alleanza Democratica con candidato Gianfranco Aquilino).

Giuseppe Brandi ha ricoperto la carica di sindaco sino al 1997.

Con la legge n.81 (25 marzo 1993), venne introdotta l’elezione diretta del sindaco e la nomina dei componenti della giunta da parte dello stesso, mentre in precedenza sia il sindaco che la giunta erano eletti dal consiglio comunale. Tu sei stato il primo sindaco di Trinitapoli eletto direttamente dal popolo. In precedenza, come consigliere comunale, hai partecipato all’elezione del primo cittadino e della sua maggioranza in consiglio. Alla luce della tua lunga esperienza politica, ritieni che l’attuale legge riesca a far governare le reali maggioranze politiche?

«Effettivamente ho partecipato all’elezione del Primo Cittadino in Consiglio Comunale nel 1983 e all’elezione diretta del Sindaco come candidato Sindaco nel 1993. Con la Legge n.142/90, con la Legge n. 241/90 e con la Legge n. 81/1993 sull’elezione diretta del Sindaco, si ha un radicale cambiamento della Pubblica Amministrazione e si configura un nuovo ruolo delle autonomie locali finalizzato ad offrire ai Comuni un’Amministrazione Comunale più aderente ai tempi, con il coinvolgimento dei cittadini ad un maggiore e costante interesse nella vita amministrativa della Città.

Nei comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti l’elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale si effettua con sistema maggioritario a turno unico ed è proclamato eletto Sindaco il candidato alla carica che ottiene il maggior numero di voti. Nel caso di presentazione di più liste si verifica che la maggioranza reale è delle opposizioni e non della lista vincente; questo, però, è un falso problema, in quanto alla lista del Sindaco eletto sono attribuiti due terzi dei seggi assegnati al Consiglio ed i restanti seggi sono ripartiti proporzionalmente fra le altre liste.

Non basta un disegno istituzionale ed un sistema elettorale per far governare una maggioranza politica. La stabilità politica non dipende solo dalla componente “giuridico-formale”, in quanto sono importanti anche le risorse umane, materiali, professionali e politiche. Non è detto che i politici si conformino automaticamente alle nuove regole; infatti, il legame tra le regole e i comportamenti è più problematico e complesso. I politici possono non rispettare le regole, oppure le possono interpretare sulla base della loro cultura e dei loro interessi.

Alla luce della mia lunga esperienza amministrativa, ritengo che non vi è alcuna certezza che sia la vecchia Legge che la nuova riescano a far governare le maggioranze politiche, in quanto la Politica influisce sensibilmente sulle vite delle persone, stimolando, in determinate situazioni, pulsioni e passioni, vizi e virtù. Nell’Amministrazione 1983-1987 ho assistito ad allargamenti di maggioranze, a consiglieri comunali che si staccavano dalla maggioranza e con l’opposizione scioglievano il Consiglio Comunale, così come anche nel 1997 ho assistito a compromessi, intrallazzi e Consiglieri Comunali che si staccavano dalla maggioranza e con l’opposizione avevano una sola unità di intenti: sciogliere il Consiglio Comunale e far cadere il Sindaco in nome dell’ULIVO che, ahimè, subito dopo restava profondamente diviso. Per concludere sul punto, gli attori dell’instabilità politica erano chiamati “voltagabbana”, “transfughi”, ora sono diventati “responsabili” o addirittura “costruttori”, per cui cambiano i suonatori ma la musica è sempre la stessa. Le regole questi soggetti le cambiano in modo incredibile ma non si scappa, non si scappa perché, se si deve perdere, e nella vita si può perdere, si perde sul campo, mai a tavolino!».

Hai vissuto un periodo storico di grandi cambiamenti. Gli anni ‘90 furono contrassegnati dallo scioglimento sia del Partito Comunista nel 1991 che della Democrazia Cristiana nel 1994, i due più grandi partiti che in Italia si erano avvicendati, insieme al Partito Socialista, nel governo di molte città. La fine di queste due forze politiche, un tempo organizzate e sostenute entrambe dal consenso popolare, determinò qualche contraccolpo nella tua amministrazione?

«Lo scioglimento del Partito Comunista Italiano e della Democrazia Cristiana determinò l’ostilità nei confronti dei Partiti e della Politica in generale, determinando il discredito della classe politica nella sua totalità e un allontanamento dal Partito.

I cittadini non si fidavano più e quindi inneggiavano Mani pulite, caldeggiavano l’Astensionismo, e aderivano a nuove forze politiche, esplicitamente antipartitiche, che occupavano lo spazio lasciato dai partiti tradizionali.

Ribadisco che l’ostilità nei confronti dei Partiti e della Politica era in crescita ovunque e la perdita del consenso popolare ed il mutare del clima politico determinò qualche contraccolpo nell’Amministrazione dell’epoca; infatti, oltre a quei politicanti che scelsero di avvelenare tutto perché faceva comodo il “tanto peggio, tanto meglio” sono convinto che il Partito “Personale” non agiva più come una macchina per selezionare e sostenere il leader ma era il leader a creare il Partito e fornire regole e valori; così facendo, chiunque riteneva di svolgere il suo incarico, nel nostro caso di Consigliere Comunale, senza obblighi nei confronti di Partiti, Programmi elettorali o dei cittadini stessi per cui si ritenevano e si ritengono “battitori liberi”».

I nomi dei sindaci sono spesso legati alle opere pubbliche più significative che hanno realizzato durante il loro mandato. Quali sono i nastri che il sindaco Giuseppe Brandi ha tagliato con maggiore orgoglio?

«Per un Sindaco non è importante tagliare i nastri ma è rilevante dare continuità ad un impegno amministrativo che è condizione importante e necessaria per ottenere più risultati per il bene della Città. Marco Aurelio diceva: “Ognuno vale quanto le cose a cui dà importanza”.

Nel nostro programma amministrativo venne evidenziato che occorreva “un cambiamento di comportamenti e di regole” e quindi occorreva riorganizzare e ristrutturare la macchina amministrativa - burocratica con l’approvazione dei regolamenti attuativi della L. 241/90 previsti dallo Statuto per assicurare all’Ente Comune la massima trasparenza e pubblicizzazione delle decisioni. Ebbene, con orgoglio posso affermare che importanti traguardi furono raggiunti con l’approvazione dei regolamenti relativi alla istituzione della Consulta dei cittadini, dell’Albo delle Associazioni e quello connesso alla determinazione dei criteri e delle modalità per la concessione dei contributi, sovvenzioni, sussidi, patrocini, ecc. Altrettanto dicasi per il Regolamento istitutivo dell’importante Ufficio del Difensore Civico, del Regolamento di Contabilità e del Regolamento degli Organi (Consiglio Comunale, Commissioni Consiliari, Giunta).

Il nostro progetto politico era quello di favorire la partecipazione diretta dei cittadini alla vita democratica della Città per uno sviluppo economico, sociale, culturale ed ambientale.

Per lo sviluppo agricolo furono realizzate le Fiere dell’Agricoltura per consentire agli agricoltori e a coloro i quali fossero interessati allo sviluppo agro-industriale del territorio, di presentare e pubblicizzare i loro prodotti e, soprattutto per consentire un incontro tra produttori per un più efficace sviluppo economico del comparto agro-alimentare. Vi è stata una partecipazione entusiasta degli agricoltori in Trinitapoli, Rimini, Aprilia, Verona e Milano.

Il Comune di Trinitapoli era punto di riferimento per le varie istituzioni scolastiche e associative (Direzione scolastica, Presidenze della Scuola Media, del Liceo Socio-Psico-Pedagogico, Consigli di istituto e di circolo, Parrocchie, Associazioni culturali, sociali, sindacali, politiche, ricreative, sportive, del volontariato) organizzando, contribuendo, sponsorizzando e patrocinando convegni, seminari, mostre ecc…, coinvolgendo l’Università, l’associazionismo provinciale, regionale e nazionale.

Nei settori servizi igienico-sanitari e socio-culturali furono realizzate manifestazioni di altissimo valore sociale come i Campionati Regionali e di Società di Atletica Leggera per i disabili fisici e psichici, l’istituzione della Festa dell’Anziano, la riscoperta delle tradizioni carnevalesche con il coinvolgimento di scuole, giovani e cittadini nella sfilata di maschere ed infine l’Estate Trinitapolese con spettacoli musicali, manifestazioni folcloristiche, sportive e culturali allo scopo di allietare le vacanze ai cittadini.

L’Amministrazione Comunale è stata sempre vicina all’opera svolta dall’A.V.S. “Casaltrinità” con contributi e con l’assegnazione di un immobile per la sede provvisoria di via San Pietro. Sempre all’A.V.S., l’Amministrazione Comunale, ha progettato e costruito un immobile in via Mulini per la sede dell’Associazione oltre all’acquisto e consegna di un’ambulanza di soccorso, con tutte le attrezzature necessarie.

È stato concesso un suolo di mq. 3.549 in zona 167, via P. Nenni, alla Parrocchia S. Stefano per la costruzione di un Centro Sociale.

Sono orgoglioso per aver riqualificato zone del Paese e precisamente: aver eliminato il rudere della SIP presso l’attuale Piazza dell’Eucalipto, aver provveduto all’abbattimento del vecchio chiosco della Stazione Carburanti di largo Di Gennaro, aver sistemato la zona UNRRA CASAS, aver recuperato l’ex Macello, la Maternità utilizzata per gli scopi dell’Archeoclub e la ex Chiesa dell’Assunta destinata ad Auditorium, aver riordinato gli incroci di via Pisacane e via Mulini con l’acquisto di immobili e allargamento delle strade; tra le realizzazioni più significative vi sono: la sistemazione di via XX Settembre con marciapiedi, alberatura ed illuminazione artistica comprendente anche il Sagrato del Santuario della Protettrice Madonna di Loreto; la costruzione del Liceo Psico-Socio-Pedagogico; la costruzione del comando di Polizia Municipale e degli Uffici Servizi Sociali, la costruzione della sala polivalente per lo Sport, l’Arte e la Cultura “Sandro Pertini”, la costruzione della tribuna al campo sportivo e sottostante deposito, le ristrutturazioni delle Palestre: via Rosmini, Scuole “Don Milani” e “Giuseppe Garibaldi”, posa in opera di panchine in tutta la Citta, Pubblica illuminazione via San Ferdinando e via della Transumanza, ecc. ecc.

Moltissimi cittadini hanno detto che ho fatto bene, sparuti politicanti pieni di interesse, faziosità, ambizione, assenza di fede e di scrupoli hanno detto che ho fatto male; io posso dire che non è stato facile, ci è voluto tanto coraggio e ci ho messo tutto il cuore per rendere più bella e vivibile la mia Città.»

Che consigli daresti ad un giovane che voglia dedicare parte della sua vita alla politica, nonostante le crisi identitarie ed organizzative che un po’ tutti i partiti, di destra e di sinistra, stanno attraversando?

«Da tanti anni si sente parlare di cambiamento, di rinnovamento, di slancio, di rottamazione ed ultimamente di grandissima mobilitazione per rilanciare la democrazia europea, tutti concetti triti e ritriti, per cui l’impressione è che i Partiti tradizionali non siano ancora riusciti a rispondere adeguatamente alle sfide che provengono dall’ambiente politico. Il cambiamento “non arriva per caso” ma è la conclusione di un processo organizzativo diretto a salvaguardare il rendimento dei partiti, cioè la loro capacità di conseguire gli obiettivi istituzionali.

Fino a quando non si prenderà coscienza del fatto che il cambiamento è endogeno, dipende dalle risorse interne di apprendimento, i cambiamenti non ci saranno o saranno troppo deboli.

Di fronte a Partiti che perdono peso nella società, che sono percepiti come distanti e non capaci di risolvere problemi sociali, la possibile soluzione va nella direzione di dare voce ai cittadini, ai simpatizzanti, nelle scelte dei candidati alle cariche pubbliche e dei leader con il fine di imprimere logiche nuove che provengono dalla gente o meglio “dal basso”.

Va altresì precisato che nel campo progressista vi sono tante esperienze civiche che necessariamente vanno coinvolte nell’azione politica per avere nuove idee ed energie.

La Politica italiana da troppo tempo aspetta un cambiamento ed i Giovani hanno il dovere di scegliere tra il vivere di entusiasmo o accontentarsi di noia e sbadigli. Il mio consiglio è che i giovani devono realizzare i loro sogni, e proporre le loro idee partecipando attivamente alla vita politico-amministrativa della Città.

E, per dirla alla Enrico Berlinguer, “La Politica devono farla i Giovani”».

ANTONIETTA D’INTRONO

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