Agricoltura nel Basso Tavoliere: acqua e controlli al centro del confronto con il ministro Lollobrigida

SAN FERDINANDO DI PUGLIA - Le difficoltà legate all’approvvigionamento dell’acqua irrigua e le altre criticità che interessano il comparto agricolo del Basso Tavoliere sono state portate all’attenzione del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, nel corso di “Bolina ’26 - Festa dei Patrioti”, l’appuntamento regionale di Fratelli d’Italia svoltosi giovedì 23 luglio a Giovinazzo. L’iniziativa, ospitata negli spazi del Riva del Sole Beach e promossa da Gioventù Nazionale e Azione Universitaria, ha registrato la partecipazione di amministratori, parlamentari, eurodeputati e giovani provenienti da tutta la Puglia. I quattro panel tematici hanno riguardato: “La Puglia del futuro - Lavoro, innovazione e prospettive”; “Puglia e Made in Italy - Sfide e opportunità”; “Sanità e welfare - Qualità della vita”; “Il ruolo delle istituzioni - Tra Regione, Parlamento ed Europa”.

Grazie alla disponibilità del sottosegretario di Stato alla Salute e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Marcello Gemmato, alcuni esponenti del territorio hanno avuto modo di incontrare il ministro Lollobrigida e di illustrargli le principali problematiche che da anni condizionano l’attività delle aziende agricole del Basso Tavoliere. Al centro del confronto sono state poste, innanzitutto, la carenza e la discontinuità della risorsa idrica, che continuano a creare difficoltà nella programmazione delle coltivazioni e nell’irrigazione dei campi. È stata poi rappresentata l’esigenza di rafforzare la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti e di assicurare un efficace coordinamento tra gli enti competenti, al fine di migliorare l’efficienza delle infrastrutture e la regolarità del servizio. Particolare attenzione è stata riservata alla Traversa di Santa Venere, dove vengono intercettate e derivate le acque dell’Ofanto. Da qui, attraverso il sistema di adduzione e il tripartitore, l’acqua viene convogliata anche verso l’invaso di Marana Capacciotti, utilizzato per l’irrigazione dei campi.

Nel corso dell’incontro è stata affrontata anche la questione della sicurezza sul lavoro e delle modalità con cui vengono effettuati i controlli nelle aziende agricole. Le imprese del territorio dispongono mediamente di una superficie coltivabile poco superiore ai cinque ettari: una dimensione ridotta che, se da un lato favorisce la gestione diretta delle coltivazioni e la realizzazione di produzioni di eccellenza, dall’altro rende particolarmente gravoso il rispetto di adempimenti burocratici complessi, spesso elaborati senza tenere adeguatamente conto delle caratteristiche delle piccole realtà produttive. La richiesta avanzata è di prevedere norme più flessibili e proporzionate alle dimensioni aziendali, senza arretrare nella tutela della salute dei lavoratori e nel contrasto al caporalato e ad ogni forma di sfruttamento.

È stata inoltre evidenziata la necessità di distinguere con maggiore chiarezza le irregolarità che possono determinare pericoli concreti per i lavoratori dalle violazioni di natura esclusivamente formale, commisurando gli interventi alla gravità delle situazioni eventualmente riscontrate. È stato anche riferito il disagio avvertito, in alcune circostanze, da alcune aziende rispetto alle modalità con cui vengono svolte le attività ispettive. La posizione espressa non intende mettere in discussione il ruolo e l’autorevolezza degli organi di controllo, ma sollecitare accertamenti improntati a chiarezza e proporzionalità, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche delle realtà interessate. Un approccio equilibrato potrebbe rafforzare la collaborazione tra istituzioni, lavoratori e imprese, garantendo la tutela sostanziale della sicurezza e distinguendo le violazioni più gravi dalle mere irregolarità amministrative.

Le esigenze produttive dell’agricoltura, del resto, non sempre si conciliano con i tempi e le procedure amministrative: la raccolta deve seguire la maturazione dei prodotti, mentre le attività quotidiane dipendono dalle stagioni e dalle condizioni meteorologiche. Da qui la richiesta di un sistema normativo capace di garantire pienamente la sicurezza dei lavoratori, senza trasformare gli adempimenti formali in un ostacolo sproporzionato per le aziende che operano correttamente.

Secondo quanto riferito dagli esponenti locali, il ministro Lollobrigida ha ascoltato con attenzione le questioni sottoposte, mostrando interesse per le condizioni nelle quali operano le aziende agricole e per le produzioni di qualità che il Basso Tavoliere riesce a garantire nonostante le difficoltà infrastrutturali, l’aumento dei costi e il susseguirsi di periodi di siccità sempre più prolungati.

La questione dell’acqua resta centrale per l’intera economia agricola della Capitanata. Nel 2025 la situazione aveva raggiunto livelli particolarmente critici: secondo l’Associazione nazionale dei Consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue, l’insufficienza delle riserve aveva messo a rischio l’avvio della stagione irrigua, con ricadute economiche stimate in almeno 1,4 miliardi di euro. Secondo la stessa fonte, il sistema consortile può invasare circa 300 milioni di metri cubi d’acqua, destinati sia agli usi potabili sia all’irrigazione di circa 140mila ettari. Nel 2026, i nuovi apporti accumulati negli invasi hanno consentito di anticipare al 15 aprile l’avvio della distribuzione nei comprensori dell’Ofanto e del Fortore, compresi i territori della provincia di Barletta-Andria-Trani serviti dal Consorzio per la Bonifica della Capitanata. Un miglioramento contingente che, tuttavia, non risolve la necessità di garantire disponibilità certe e continuative anche nelle annate meno favorevoli.

Tra le opere considerate strategiche figura il collegamento tra lo schema idrico Biferno-Liscione, in Molise, e quello Fortore-Occhito, in Puglia, per il quale sono state individuate risorse superiori a 160 milioni di euro. Il progetto dovrebbe consentire di trasferire verso il Tavoliere parte delle disponibilità idriche molisane. Nel gennaio scorso la Regione Puglia aveva indicato come obiettivo l’avvio della progettazione nel corso del 2026 e l’apertura dei cantieri nel 2027.

Il confronto di Giovinazzo rappresenta dunque un ulteriore passaggio nel percorso istituzionale volto a richiamare l’attenzione del Governo sulle esigenze dell’agricoltura del Basso Tavoliere: dalla disponibilità dell’acqua alla manutenzione delle infrastrutture, fino alla semplificazione degli adempimenti e alla richiesta di modalità di controllo più chiare e proporzionate. «La strada non è breve, ma deve essere intrapresa», sottolineano i rappresentanti locali, ribadendo la necessità di trasformare l’interlocuzione avviata in interventi concreti, capaci di offrire certezze agli agricoltori e di tutelare uno dei comparti produttivi più importanti del territorio.

Redazione CorriereOfanto.it