TRINITAPOLI - Donato Piccinino, padre di una bambina (Giulia), è nato nel 1980. Diplomato presso il Liceo Socio-Psico-Pedagogico di Trinitapoli, si è laureato a Bari in Scienze Politiche con una tesi in “Storia delle relazioni internazionali”. Ha conseguito tre master, di cui uno in “giornalismo ambientale”, a Roma. Vincitore di concorso nel 2012, insegna nella scuola primaria. Da 4 anni è anche collaboratore vicario presso la Direzione Didattica “Don Milani” di Trinitapoli e si occupa di formazione docenti, collaborando con diverse riviste di settore.
A quale età e in quale occasione hai cominciato il tuo impegno politico?
«Abbastanza presto, sin dai tempi del Liceo (metà anni ’90), poi c’è stata la fase universitaria a Bari alla Facoltà di Scienze Politiche, avendo la possibilità di confrontarmi con Franco Cassano, Viesti, Italo Garzia, Ennio Triggiani. Contemporaneamente, iniziavo la mia “gavetta” a livello locale costruendo man mano la mia formazione ispirata al pensiero cattolico-democratico. Un percorso da militante attivo tra parrocchia, strada e partito. Successivamente, ho contribuito a fondare a Trinitapoli il Partito Democratico nel 2007 diventandone poi segretario politico nel 2009 e ho vissuto prima l’esperienza di candidato sindaco giovanissimo a 31 anni nel 2011, poi l’esperienza amministrativa per due mandati come consigliere comunale».
Le battaglie condotte dai banchi dell’opposizione rappresentano spesso l’unico baluardo di un sistema elettorale che consente di governare un paese anche con il 32% dei voti. Nella ricostruzione della storia politica degli ultimi anni, che sto cercando di fare attraverso queste interviste, quale ritieni essere stato il più grande contributo dato dai gruppi di opposizione all’attività amministrativa?
«Non si può dare la colpa agli elettori di sconfitte elettorali frutto di fallimenti di progetti unitari. Credo che dopo più di vent’anni possa ormai essere considerata una certezza storica e politica. Allo stesso tempo chi vince, con qualsiasi percentuale prevista dalla legge elettorale, ha l’onere di amministrare per tutti. Forse è arrivato il momento che si apra una vera discussione sui tanti contributi mancati, le occasioni perse, le scelte sbagliate, per aprire nuove prospettive. Non è facile rispondere a questa domanda, anche perché ci sono state diverse opposizioni, spesso frammentate con storie e profili politici diversi. Spero che ognuno, nel suo piccolo, abbia cercato di dare sempre il proprio contributo positivo per la città, perché non basta controllare dai banchi di opposizione, è necessario costruire e, nella distinzione dei ruoli, lavorare per la buona amministrazione».
L’archivio storico delle pagelle degli studenti e delle relazioni di tutti gli insegnanti elementari del secolo scorso, che è stato allestito nella scuola elementare “Don Milani” dove sei vicario, si sta rivelando una miniera di informazioni su un passato dimenticato. Quali sono le ultime scoperte di questo interessantissimo studio documentale?
«La scoperta è l’Archivio stesso. È tra le più grandi raccolte documentali contemporanee della nostra città, uno scrigno del sapere. Riemergono fatti, persone, avvenimenti, percorsi che creano una rete di comunità costruita pezzo per pezzo, anno per anno. Sant’Agostino diceva che “il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l’attesa”. La nostra storia è preziosa e sta emergendo una comunità ricca di valori, testimonianze e grande umanità. Riannodando i fili della memoria spero che si senta il bisogno e ci si metta all’opera per trovare nuovi percorsi comuni. Da troppo tempo divisioni, contrapposizioni e fratture stanno minando la crescita in ogni settore della nostra realtà. Tocca alle nuove generazioni cambiare rotta guardando ad esempi positivi che hanno alimentato una storia di vera comunità».
Il progetto per le scuole, promosso dal Ministero dell’Istruzione, prevede la possibilità di tenere aperti gli istituti nei mesi estivi per i corsi di recupero, alle superiori, e per le attività ricreative alle elementari e alle medie. La didattica a distanza (la DAD), prima, e la scuola estiva, poi, sono state abbastanza contestate in questa fase di emergenza sanitaria. Ci sono idee e proposte alternative che provengono “dal basso”?
«La pandemia ha fatto riscoprire il valore della scuola che, bisogna riconoscere, non si è mai fermata. Il post pandemia porterà grandi cambiamenti e anche la scuola non sarà più come prima. Il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi parla di un anno ricostituente e ha ragione, perché tutto deve essere ripensato per rispondere ai nuovi bisogni di bambini, ragazzi e delle famiglie. Si continua da subito con campus e laboratori estivi (non corsi di recupero) per riprendere percorsi di normalità. È molto opportuno, come hai detto, verificare le idee “dal basso”, infatti non ci sarà mai un piano educativo calato dall’alto efficace per tutte le situazioni. Nella fase che si deve aprire, di riprogrammazione, credo che sia opportuno lanciare l’idea di “Stati generali dell’educazione” a Trinitapoli o nel nostro territorio nord ofantino. Chiamare a raccolta tutti: le famiglie, i bambini e i ragazzi, gli amministratori, educatori, specialisti, associazioni. Dobbiamo costruire e condividere una lettura corale e approfondita della nostra realtà per rafforzare le politiche da attuare e non disperdere tempo e risorse. Serve lavorare sul cuore che sprigiona forza ovunque e il cuore di una comunità è la scuola».
ANTONIETTA D’INTRONO





