Relazione DIA: “Nella BAT agiscono mafie diverse. Appalti pubblici, edilizia ed ambiente i settori in cui la penetrazione mafiosa è più pervasiva”

MARGHERITA DI SAVOIA - La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ha redatto una dettagliata relazione che sottolinea l’evoluzione del panorama criminale nella provincia di Barletta-Andria-Trani. La presenza di diverse consorterie mafiose, sia autoctone che esterne, dimostra una crescente complessità nelle dinamiche delinquenziali del territorio. Queste organizzazioni, influenzate e spesso interconnesse con gruppi mafiosi delle province limitrofe, cercano di estendere il loro controllo in settori chiave dell’economia locale. La relazione successiva offre un approfondimento su queste interazioni, evidenziando sia i rischi che le azioni intraprese dalle autorità per contrastarli. (Testo integrale)

«Nello scenario criminale della provincia di Barletta-Andria-Trani (BAT) “agiscono mafie diverse (autoctone e non), attratte da un vivace tessuto economico. La presenza di più autonome associazioni mafiose operative nel territorio negli ultimi trent’anni è attestata da plurime sentenze definitive di condanna per associazioni di stampo mafioso. Sentenze che sono anche il risultato dell’impegno investigativo della DDA di Bari nel corso degli anni”. Nel senso, si è espresso il Presidente della Corte d’Appello di Bari, Francesco CASSANO, delineando il panorama mafioso nella provincia BAT ove le locali organizzazioni criminali presentano connotazioni particolari anche in ragione del loro coinvolgimento nelle dinamiche delinquenziali di altri sodalizi quali quelli foggiani e cerignolani. Al riguardo, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Renato NITTI, ha specificato come il circondario di Barletta-Andria-Trani “sia divenuto terreno fertile per alleanze criminali di livello che coinvolgono consorterie mafiose del territorio della Capitanata ma anche realtà di criminalità organizzata calabrese”. Emerge, infatti, “il ruolo di pregiudicati locali quali trait d’union” tra le consorterie ‘ndranghetiste e quelle del territorio foggiano e, in particolare, di Cerignola (FG).

Ne consegue, quindi, uno scenario criminale connotato da instabili equilibri in cui la peculiare autonomia dei locali clan storici, tesa a mantenere il controllo delle tradizionali attività illecite (es. estorsioni, traffici di stupefacenti, usura e contraffazione), deve necessariamente coniugarsi con gli interessi e l’influenza delle più strutturate consorterie foggiane e baresi.

Nella sesta provincia pugliese i settori in cui la penetrazione mafiosa è più pervasiva risultano quelli connessi con gli appalti pubblici, l’edilizia e la tutela dell’ambiente. L’attenzione costante delle Istituzioni e le iniziative avviate per prevenire tali rischi hanno trovato un momento di sintesi nel primo degli incontri del progetto M.A.S.I.I.P. convocato, al Palazzo del Governo di Barletta il 27 ottobre 2022, proprio per sensibilizzare e orientare i principali attori del monitoraggio antimafia sul tema del contrasto alle infiltrazioni criminali nel settore delle infrastrutture. In quel consesso, cui ha anche partecipato la DIA, il Prefetto di Barletta-AndriaTrani, Rossana RIFLESSO, ha sottolineato come il territorio della provincia rappresenti un terreno fertile “perché gode di un tessuto economico particolarmente attivo e ricco, caratterizzato da piccole e grandi imprese, attività commerciali, industriali ed agricole, che ne fanno una delle province più ricche della Puglia. Proprio il settore agroalimentare è quello che subisce una considerevole ingerenza da parte delle organizzazioni criminali, la cosiddetta agromafia”.

Le maggiori criticità potrebbero interessare sia il litorale Margherita di Savoia, Barletta, Trani, Bisceglie sul quale insistono le prevalenti attività turistiche e di ristorazione, sia l’entroterra rurale della provincia caratterizzato da una significativa incidenza di reati predatori, rapine, danneggiamenti ed estorsioni nel comparto agricolo.

A Trinitapoli, persisterebbe la datata contrapposizione tra i clan DE ROSA-MICCOLI-BUONAROTA e GALLONE-CARBONE già segnata dalla nota, faida scaturita dall’omicidio dei due rispettivi boss, che porta il nome della cittadina ofantina, oggi attenuata dopo le operazioni Nemesi (2019) e Turn Over (2020) con le quali sono stati ridimensionati, rispettivamente il clan CARBONE-GALLONE e quello dei DE ROSA-MICCOLI-BUONAROTA. Quest’ultimo sodalizio, sino a quel momento, aveva mantenuto il monopolio delle attività illecite, in primis spaccio di stupefacenti ed estorsioni, acquisendo così quella rilevante capacità finanziaria che gli aveva anche consentito di avviare rapporti con la malavita cerignolana e con la criminalità organizzata andriese.

In tale quadro, si inserisce il sequestro anticipato eseguito, l’11 ottobre 2022 dalla DIA, a carico di un esponente di spicco dei BUONAROTA indagato nella menzionata operazione “Turn Over” (2020) che, tra l’altro, aveva messo in luce il ruolo preminente nel traffico di droga assunto dai DE ROSA-MICCOLI-BUONAROTA a discapito dei contrapposti CARBONE-GALLONE.

A Margherita di Savoia, l’assenza di strutturate formazioni autoctone continua a esporre il territorio alle mire espansionistiche dei clan operanti nei centri limitrofi che lo considerano un obiettivo altamente remunerativo per la sua vocazione turistico-termale e per la presenza di esercizi commerciali e di strutture balneari e ricettive.

Nello scenario criminale di San Ferdinando di Puglia sembrerebbe ancora attivo un gruppo capeggiato da un elemento referente della malavita cerignolana per l’intera valle dell’Ofanto. Nella provincia non risultano stabili presenze di organizzazioni criminali straniere. Sembrerebbero tuttavia emergere talune interazioni con compagini estere tra le quali spicca la “predominante” criminalità organizzata albanese nel settore del narcotraffico.

Numerosi in tutto il territorio i sequestri e i rinvenimenti di armi. In tale ambito, rilevano, tra le altre, le motivazioni contenute nella sentenza di primo grado emessa nell’ambito processo a carico di 3 pubblici ufficiali arrestati il 13 maggio 2021 per aver trasportato e detenuto in una masseria di Andria un vero e proprio arsenale di armi ed esplosivi. Nelle motivazioni, il GUP ha ritenuto che la tipologia ed anche “l’inimmaginabile e spaventosa disponibilità di armi” sia prova dell’inserimento dei tre imputati “in circuiti delinquenziali, di criminalità organizzata anche transnazionale, sì da procurarsi agevolmente scorte di armi, comprese quelle da guerra e clandestine, da mercati e comunque contesti sicuramente illeciti”.»

Redazione CorriereOfanto.it