GENERAZIONE FUTURO - Giorgia Giuliano e il suo paese di viali alberati, fontane democratiche, libri e racconti

TRINITAPOLI - Garzone della scrittura, Giorgia Giuliano (subito riassumendo: Giulia) nasce in Puglia nel 1994. Vive a Milano e, quando sente la città cigolare, risolve tutto con olio extravergine d’oliva. Scrive di food e mixology per alcune testate, pubblica racconti e ha da poco fatto ingresso nel mondo della pubblicità come copywriter. Ha pubblicato il suo primo romanzo, Champs-Élysées a Shibuya (Gruppo Albatros Il Filo) nel 2020. Attualmente è in gara come finalista di un premio letterario con un nuovo romanzo inedito e, nel frattempo, ne sta ritoccando un terzo. Non ha ancora capito se la vera scrittrice sia Giorgia o Giulia. Appassionata di Giappone (dal cibo, al cinema, alla letteratura) i suoi libri sono ambientati a Tokyo, Kyoto, Okinawa. Le sarebbe piaciuto chiacchierare con Fellini, incontrare Kafka, festeggiare i suoi compleanni negli anni ’80, vivere i ’90 già da adulta. A chi le dice che, in questo modo, sarebbe già vecchia, lei risponde che “la vecchiaia è il privilegio di avere più cose da raccontare, è il lusso di farlo più lentamente”.

“Giorgia, dove ci incontriamo?”
“Prof, vediamoci a Largo via Carceri, che ora si chiama Largo Falcone-Borsellino, alle spalle del Municipio, verso le 10. Per lei va bene?”
“Certo, no problem. Ci sono le panchine sotto gli alberi e possiamo chiacchierare all’ombra”.

Volevo che decidesse lei il luogo di incontro perché la scelta del contesto urbano è un dettaglio importante della personalità di una ragazza. Quando arrivo, Giorgia mi sta aspettando seduta sulla panchina con un libro in mano. Legge qualche rigo e poi alza lo sguardo. Si incanta a guardare la fontana pubblica che ha di fronte. Non la vedo da quando frequentava i corsi di inglese organizzati dal Centro di Lettura Globeglotter. Mi ritrovo di fronte una bella ragazza, lunghi capelli castani sciolti sulle spalle, sorridente e con la stessa luce di stupore che aveva negli occhi da ragazzina. Ci salutiamo con l’ormai consueta “gomitata covid” e le chiedo subito:

“Come mai qui?”
“Mi è sempre piaciuto questo posto. Da piccola aspettavo mia madre, che lavora al Comune, seduta proprio su questa panchina e mi divertivo ad osservare i passanti che bevevano a grandi sorsi l’acqua fresca e che, asciugandosi la bocca con la mano, sembrava gridassero felici al cielo: “grazie sorella acqua”! Considero la fontana “democratica”, una ricchezza comune che allevia l’arsura di chi ha in casa l’acqua corrente e di chi invece, come gli immigrati, la utilizza per dissetarsi e lavarsi senza camminare kilometri e kilometri nel deserto. Ne dovrebbero installare molte di più in paese. Sarebbe il biglietto di presentazione di una comunità accogliente.”
“Che libro stai leggendo?”
L’acqua del lago non è mai dolce” di Giulia Caminito, che ha vinto il premio Campiello. È una mia recente scoperta e devo confessare che questo romanzo sta lasciando in me un’orma indelebile.”

Mi ha detto il titolo del libro con un tono di voce più basso, sillabando le ultime parole “Mai dol-ce”. Sembra che abbia trovato in questo romanzo la chiave per aprire una sua porta segreta. Nei libri si disvelano sempre squarci di vita che ci appartengono. Non voglio indagare oltre. Decido di leggere al più presto questo libro. Vi troverò anche io il mio lago, lo specchio in cui riflettermi? Chissà.

“Hai scritto un romanzo e ne stai pubblicando un altro. Quando hai scoperto che ti piaceva scrivere e quali sono gli autori che maggiormente hanno influenzato il tuo stile narrativo, le tue trame?”
“La mia vocazione narrativa risale alla terza elementare. Galeotto fu un tema che mi assegnò la mia maestra”: Descrivi qualcuno che per te è molto importante”. Descrissi minuziosamente Peggy, un pastore tedesco che riusciva a comunicare con me e al quale raccontavo tutte le mie paure e miei giochi più divertenti. La descrizione dei personaggi mi ha sempre affascinato. Ho continuato, poi, a scavare in me stessa, un esercizio di introspezione che non ho mai smesso di fare. La lettura mi aiuta ad raffinare uno stile ancora in fieri ma che si nutre di guru letterari come Kafka del quale ho letto voracemente “La Metamorfosi” e la “Lettera al padre”, che mi ha spinto ad approfondire i rapporti fra genitori e figli. Sono anche attratta dai racconti di Jerome David Salinger, l’autore de “Il giovane Holden” , il romanzo che sconvolse il mercato letterario mondiale negli anni ’50.
Ma il Giappone è il mio grande amore. Mi è difficile dire che cosa NON mi piace della cultura giapponese. Chiudo gli occhi e vedo i campi sterminati di ciliegi in fiore e mi viene l’acquolina in bocca solo se penso a “Le ricette della signora Toku”, il romanzo di Durian Sukegawa, dove sono descritte le “dorayaki”, le frittelle giapponesi con la crema di fagioli…”

La dichiarazione d’amore di Giorgia al Giappone viene interrotta bruscamente da un gruppo di monelli che urlano e si lanciano bicchierate d’acqua intorno alla fontana. La sua fontana “democratica” è anche una risorsa di giochi per i bambini attratti dalla magia liquida dell’acqua. Arriva qualche schizzo rinfrescante anche sulla nostra panchina.

“Hai studiato a Milano ed hai incominciato a lavorare in questa grande città come copywriter. Se diventerai una scrittrice di successo, torneresti a vivere nel tuo paese? Che cosa ti piacerebbe ritrovare o cambiare a Trinitapoli?”
“Da ragazzina ero sempre in guerra con la mia città e ogni giorno ero in attesa che “gli alleati” venissero a liberare questo borgo agricolo. Ora è un pezzo di cuore e spesso mi ritrovo a sognare di tornarci come turista, di sedermi in panchina con gli anziani ad ascoltare le loro storie di vita senza la fretta di prendere autobus o di scrivere email urgenti. Sono contenta di aver ritrovato questa estate la biblioteca completamente rinnovata. Lo so, sono “antiquata”, ma eviterei il wi-fi per incentivare la lettura sul cartaceo. C’è qualcosa che mi piacerebbe cambiare, se avessi la possibilità di decidere e cioè vorrei avere un paese pieno di larghi viali alberati dove poter passeggiare e chiacchierare con gli amici: un’oasi verde per respirare più intensamente l’aria di casa.”

Giorgia è ripartita per Milano con la sua valigia piena di olio extravergine di oliva e di altre leccornie casaline. Ricominceranno a scorrere veloci le ore della sua giornata tra telefono, computer e mezzi pubblici. Attende il fine settimana per correre nei parchi meneghini e per avere il tempo di ritoccare il suo romanzo. La scrittura per lei è un grande ponte che riuscirà a unire nord e sud, velocità e lentezza, orecchiette pugliesi e “dorayaki” giapponesi.

ANTONIETTA D’INTRONO