Addio a Carmela Lamacchia, l’artigiana dalle ‘mani di fata’. Si spegne a 91 anni un’icona di maestria e passione

TRINITAPOLI - Qualche anno fa ho cominciato, con la collaborazione del video operatore Michele Sicoli, a ricostruire una storia orale del paese attraverso le interviste agli anziani disponibili a narrare capitoli della propria esistenza.

Conserviamo online una raccolta di “libri parlanti” che meriterebbero di essere catalogati in una delle tante Biblioteche Umane esistenti in Italia e in tutto il mondo. Questa iniziativa consente ai lettori di conoscere la biografia di una donna che, pur non avendo scritto capolavori di letteratura, è stata un punto di riferimento per molte famiglie “nascenti” del paese.

Carmela Lamacchia è nata a Trinitapoli nel 1932. All’età di 14 anni, poiché la sua famiglia non poteva permettersi finanziariamente una figlia studentessa, Carmela è andata ad imparare il mestiere di materassaia dalla sarta Maria Curci, un altro fulgido esempio di artigianato femminile. Appena diciottenne, già brava a cucire le fodere dei materassi, a fare le asole e le coperte imbottite, si è licenziata dalla sua maestra ed ha cominciato a lavorare in proprio. A 28 anni si è sposata con il camionista Silvestro De Pasquale, deceduto nel 2001, con il quale ha avuto due figli.

I suoi tre nipoti l’hanno adorata e si sono attivati per far ricordare ai casalini un mestiere ormai scomparso, ma anche per far conoscere una grande lavoratrice che, oltre alla cura della famiglia, creava con le mani piccole opere d’arte.

Un tempo le donne erano, oltre che esperte di lavori domestici, di cure mediche e di assistenza a minori ed anziani, anche artigiane, perché in casa aggiustavano qualsiasi cosa si rompesse. Alcune diventavano delle autentiche artiste, come Carmela Lamacchia che univa alla competenza sartoriale anche quella di ricamatrice, di pastaia e di cultrice di tradizioni popolari. Le sue giornate erano interminabili: riempiva i materassi nelle case dei suoi clienti e, dopo il lavaggio della lana, partecipava alle feste casalinghe organizzate dalla famiglia della sposa quando “si imbottiva” la fodera di raso della coperta più preziosa del corredo.

In queste occasioni, come augurio, si lanciavano soldi, cioccolatini e confetti sulla coperta appena imbastita. A casa, sul “tavoliere”, preparava per figli e parenti enormi quantità di malimbando(il caratteristico mille infranti per il brodo), di orecchiette di grano arso, di troccoli e di cavatelli.

Seduta dietro la porta vetrata di ingresso della sua casa a piano terra, si riposava ricamando centrini e cucendo le “pupe della Quaresima”, le sette bamboline che si appendevano un tempo nelle strade per essere tolte, una a settimana, prima della Santa Pasqua. (Approfondimenti)

Chi aveva dato il nome “Mani di Fata” alla rivista femminile probabilmente aveva avuto la fortuna di conoscere la signora Carmela e tutto il suo fantastico catalogo di coperte, ricami, cuscini, bamboline, dolci e pasta fatta in casa.

Oggi la gommapiuma ha sostituito i materassi di lana e i piumoni le coperte imbottite, ma sarà difficile dimenticare una brava artigiana che con il solo uso delle mani ha fatto dormire comode e calde centinaia di coppie trinitapolesi.

Tante biografie come questa arricchiscono la storia di una comunità che ha il dovere di non far dimenticare nessuno dei suoi figli.

ANTONIETTA D’INTRONO