A Trinitapoli la presentazione del volume “Scritti mariani 1849-1873 di Giuseppe Maria Leone Redentorista”

TRINITAPOLI - Un altro contributo alla conoscenza del Servo di Dio, Padre Giuseppe Maria Leone (Trinitapoli, 23 maggio 1829 - Angri, 2 agosto 1902), di cui è in corso il processo per la Causa di Beatificazione, viene dalla pubblicazione del volume “Scritti mariani 1849-1873 di Giuseppe Maria Leone Redentorista”, a cura di don Nicola Grosso e don Mario Porro, che verrà presentato a Trinitapoli, martedì 29 ottobre, alle ore 19.30, nella Chiesa della Trinità, ad iniziativa della parrocchia Santo Stefano, retta da Mons. Stefano Sarcina, Vice Postulatore della Causa di canonizzazione del Liguorino. Relatore: P. Vincenzo La Mendola, dell’Istituto Storico Redentorista di Roma. Interverranno l’Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, Mons. Leonardo D’Ascenzo, e il sindaco di Trinitapoli, Francesco di Feo.

Dopo aver frequentato il Seminario diocesano di Trani (1849), Giuseppe Maria Leone, l’11 marzo 1850, vincendo la fiera opposizione paterna, iniziò il noviziato a Ciorani (SA) nella Congregazione del SS. Redentore, fondata da Sant’Alfonso, dove fece la sua professione il 29 marzo 1851. Compì gli studi in teologia a Vallo di Lucania, e il 31 dicembre 1854 fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Amalfi (SA). Nel giugno 1865, chiusa la Casa di Vallo in seguito alle leggi restrittive del neonato Regno d’Italia nei confronti degli istituti conventuali, fu costretto a tornare a Trinitapoli, dove restò per 15 anni. Qui gli fu affidata la Rettoria della chiesa di S. Giuseppe e, nel 1867, scoppiato il colera, Padre Giuseppe portava conforto nelle case degli ammalati, mentre il morbo falcidiava la popolazione con circa 40 decessi al giorno.

Al processo di beatificazione, Luisa Orlando, la cui mamma, ammalatasi di colera, aveva chiesto a P. Leone la grazia di poter vivere, testimonierà che questi le rispose: “Vuoi vivere a condizione che resterai seduta sulla sedia?” La signora accettò, perché aveva otto figli. Quello stesso giorno, il Servo di Dio perse sorella e padre, e la sera, toccato nel profondo degli affetti familiari, “attaccò” a fare una novena davanti al quadro della Madonna. L’ultimo giorno (16 giugno) iniziarono a cessare le morti, decrescendo di giorno in giorno. Così fece una colletta per realizzare a Napoli la statua della Madonna Nostra Signora del Sacro Cuore, che si conserva nella chiesa di San Giuseppe, insieme ad un prezioso calice regalatogli dal popolo casalino.

Rientrato in Congregazione nel 1880 e destinato alla casa di Angri (SA), vi rimase fino alla morte, avvenuta il 9 agosto 1902. Durante il soggiorno in Campania fu protagonista del Cristianesimo in opera nella seconda metà dell’Ottocento nell’Italia Meridionale. Fu l’anima e l’ispiratore di numerose iniziative nella Valle di Pompei, non solo di natura religiosa, ma anche sociale, a favore di poveri, orfani, figli di carcerati ed emarginati, seguendo i dettami di S. Alfonso Maria de’ Liguori.

Una figura, quella del Servo di Dio, la cui storia di fede, prodigi, miracoli e profonda spiritualità è più che mai attuale, offrendo uno spaccato sulla natura della santità. Notorio l’amore filiale di P. Leone per la Vergine Maria, con la quale - numerose le testimonianze di religiosi (tra cui vescovi e cardinali), nonché quelle contenute nel “Diario” e nelle “Meditazioni” del Redentorista - “conversava con vera familiarità nelle continue apparizioni”, gran parte delle quali riportate nell’“Epistolario”, realizzato da Nicola Grosso e Mario Porro. La Vergine è una presenza costante nella vita di P. Leone. Per Lui - si legge nel suo “Diario” - fu: “Madre, Protettrice, Guida, Salute e Anima”.

Fu Lei a proteggerlo dai parenti che volevano impedirgli di farsi prete; dai superiori del Seminario di Trani; nelle diatribe per sostenere i diritti dei cappellani delle confraternite contro le ingerenze dell’Arciprete. L’incontro di P. Leone con Maria inizia all’età di 7 anni, allorquando, mentre giocava, cadde in un fosso profondo, ma ne uscì illeso. Riferì che una signora lo aveva soccorso. Successivamente, la riconobbe in un’effigie della Madonna. Da quel giorno, professò una speciale devozione alla Vergine, con preghiere e con il digiuno al sabato. E quando, a 12 anni, morì la madre, entrò in seminario. Qui, i momenti di vivacità, sia pure alternati a quelli di studio e della preghiera, gli costarono i severi ammonimenti di Maria. Infatti, come attestò il suo confessore don Nicola Sante Urbano, un pomeriggio, mentre Giuseppe riposava sul letto, gli parve di vedere in sogno la Madonna che lo rimproverava per il comportamento troppo brioso. Da quel momento si fece talmente serio che i suoi compagni lo prendevano in giro dicendogli: “Ti vuoi far santo tutto in una volta?”.

La devozione di Padre Leone per la Madonna viene testimoniata anche da Suor Marianna Torraca, clarissa nel Monastero di Santa Lucia in Barletta, concittadina del Redentorista e confidente fin da piccola della sua famiglia. Il Beato Bartolo Longo, inoltre, al processo per la Causa di Beatificazione racconta: “Pregai il P. Leone che me ne scrivesse le Regole, e lui me le scrisse (“Regole del Pio Istituto del Rosario” - P. Giuseppe Maria Leone, Pompei, 1892)”. Egli - prosegue l’avvocato salentino - confidò un giorno ad una sua penitente, Figlia della Carità, Suor Giuseppina Treglia, che un tratto delle Regole delle Figlie del Rosario di Pompei venne a lui scritto dalla Madonna”. E Giuseppe la ripagò con infinito amore.

Tra le numerose testimonianze, Bartolo Longo afferma che il Liguorino lo affiancò e consigliò nella realizzazione delle Opere di Pompei, del Santuario del Santo Rosario, ed ebbe un ruolo determinante nella costruzione della facciata monumentale, sormontata dalla statua della Madonna Regina della Pace (primo monumento al mondo dedicato alla Pace Universale), di cui decise personalmente la provenienza della pietra di travertino (Monte Cifata, Caserta) e del marmo di Carrara da utilizzare. “P. Leone - è sempre Bartolo Longo che parla - ricevette da Dio i carismi di profezia, di scrutazione dei cuori, di bilocazione e di guarigioni miracolose” (tra cui quella dello stesso Longo, in cambio dell’erezione di un altare al Cuore di Gesù nel Santuario di Pompei). Folta la documentazione di sue profezie, poi tutte avveratesi.

Fu araldo e paladino del dogma dell’Assunta, condotto in porto da Bartolo Longo e proclamato da Pio XII nel 1950. Tra le sue 19 opere, di cui 16 ascetiche, troviamo: “Ricordo del mese di Maria” (Napoli, 1873); “Il Balsamo dei Cuori” (Napoli, Tip. Accademia Reale, 1880); “La Sposa del Crocifisso” (1886); “Epistolae Marianae” (Valle di Pompei, 1898). Quest’ultima rappresenta il fondamento della “filosofia mariana della Chiesa”.

GAETANO SAMELE