«Uscire dal circolo vizioso del clientelismo»: don Mimmo Marrone denuncia il degrado civico e richiama la comunità alla responsabilità

SAN FERDINANDO DI PUGLIA - In un tempo attraversato da profonde trasformazioni sociali e culturali, il ruolo della Chiesa nelle comunità locali assume un significato sempre più centrale. Abbiamo incontrato don Mimmo Marrone, parroco della Chiesa Madre di San Ferdinando di Puglia, per una riflessione a tutto campo sul presente e sul futuro della nostra società. Dall’elezione di Papa Leone XIV alle sfide del Mezzogiorno, dalla perdita del senso civico alla diffusione delle dipendenze giovanili, il sacerdote condivide una visione lucida, radicata nella speranza e alimentata da un costante impegno pastorale e civile. Un’intervista che invita alla responsabilità, alla partecipazione e al coraggio di ricominciare dal basso.

Don Mimmo, da poco è stato eletto Papa Leone XIV. Come legge questo evento alla luce delle sfide odierne della Chiesa?

«Ogni Papa è un dono di Dio, con il suo stile e la sua sensibilità. Leone XIV prosegue nella scia della continuità, come dimostrano i frequenti richiami a Papa Francesco. Il suo stile è mite, pacato, ma libero. La sua appartenenza alla famiglia agostiniana si riflette in un’attenzione particolare al dialogo e alla ricerca del senso profondo.»

In un territorio segnato dalla criminalità e da forme di rassegnazione, quale può essere il ruolo della Chiesa?

«La Chiesa deve essere sentinella: vigilare, denunciare e proporre. Serve attenzione alle “zone grigie”, dove i flussi di denaro non controllati possono attrarre la criminalità. È fondamentale che cresca anche il senso civico dei cittadini, il coraggio della denuncia e il rispetto delle leggi.»

A chi attribuisce maggiore responsabilità per il decadimento del senso civico del paese?

«La disaffezione alla politica nasce anche da promesse non mantenute. Ma manca pure il protagonismo civico: si delega troppo al politico, aspettandosi che risolva tutto. È necessario un risveglio della comunità, un ritorno al senso di appartenenza e alla responsabilità condivisa.»

A pochi giorni dalle elezioni amministrative, che invito rivolge ai cittadini?

«Serve uscire dal circolo vizioso del clientelismo. Il cittadino non è un cliente, e il politico non può essere solo un distributore di favori. Occorre puntare su competenza, trasparenza e partecipazione. La gestione della comunità dev’essere condivisa, non calata dall’alto.»

Nel tempo lei ha lanciato forti allarmi sulla diffusione della droga, anche in aree simboliche come il parco giochi alle spalle della Chiesa Matrice. A che punto siamo oggi?

«Purtroppo non molto è cambiato. Esistono ancora zone franche in paese dove si spaccia, anche in pieno giorno. I giovani consumatori aumentano e questo ha ricadute pesanti: dalla microcriminalità ai furti, fino al disagio familiare.»

Qual è il primo passo per aiutare i giovani a riprendere in mano la loro vita?

«Offrire opportunità lavorative e affiancare i ragazzi in un percorso educativo al lavoro. Molti non sono mai stati abituati a impegnarsi, a rispettare tempi e regole. Serve qualcuno che li accompagni con pazienza, perché altrimenti resteranno ostaggio delle loro dipendenze.»

Cosa la commuove oggi nella comunità sanferdinandese?

«Mi commuove la generosità silenziosa di tanta brava gente che offre tempo, competenze e risorse per aiutare i più fragili. In un mondo che ci ha abituati a pensare che nessuno faccia niente per niente, loro dimostrano il contrario. Questo è un segno concreto che la rinascita è possibile.»

LUCIA DARGENIO