TRINITAPOLI - Le fontane pubbliche sono state sempre il simbolo di una città accogliente che non rifiuta un bicchiere di acqua fresca ai viandanti accaldati ed ai poveri assetati. A Trinitapoli la storica “fontana delle monache” e quella di “dietro il Comune”, le più popolari e frequentate, e le altre, tranne quella all’angolo di corso Trinità, sono state chiuse l’estate scorsa senza alcuna spiegazione.
I cittadini, oltre ad aver perso un luogo di incontro e di soddisfazione di un bisogno naturale, hanno considerato questa chiusura immotivata come una cancellazione di un pezzo di cultura popolare. La “fontana” spesso è la protagonista di racconti e brani poetici che scrittori e poeti locali hanno lasciato in eredità ai posteri.
Per questo, un buon numero di casalini cultori di una tradizione secolare hanno deciso di inviare una petizione popolare al Comune per chiedere la riapertura di tutte le fontanelle pubbliche. A tal proposito viene riportato, nel testo della petizione, l’estratto di un’intervista alla giovane scrittrice trinitapolese Giorgia Giuliano pubblicata di recente nel pamphlet “Sdraiati noi? Interviste ai giovani del terzo millennio”.
(…) “Mi è sempre piaciuto questo posto. Da piccola aspettavo mia madre, che lavora al Comune, seduta proprio su questa panchina e mi divertivo ad osservare i passanti che bevevano a grandi sorsi l’acqua fresca e che, asciugandosi la bocca con la mano, sembrava gridassero felici al cielo. “Grazie sorella acqua”! Considero la fontana “democratica”, una ricchezza comune che spegne l’arsura di chi ha in casa l’acqua corrente e di chi invece, come gli immigrati, la utilizza per dissetarsi e lavarsi senza camminare kilometri e kilometri nel deserto. Ne dovrebbero installare molte di più nel paese. Sarebbero il biglietto di presentazione di una comunità accogliente”.
Giorgia Giuliano, ora residente nel nord Italia, se tornasse a Trinitapoli nella piazzetta dietro il Comune, sarebbe profondamente delusa e amareggiata per la scomparsa della sua fontana democratica, così come delusi e amareggiati sono i cittadini che considerano la chiusura delle fontane pubbliche un atto di grave inciviltà.
Infine non si deve dimenticare che le fontane pubbliche, oltre che segno di cortesia e accoglienza per chi visita la nostra città, sono anche l’unica risorsa idrica per italiani e stranieri che vivono in immobili senza servizi igienici e acqua corrente.
ANTONIETTA D’INTRONO