Crisi idrica, il Comitato degli agricoltori: “Segnali incoraggianti, ma restano criticità strutturali”

SAN FERDINANDO DI PUGLIA - Dopo mesi segnati da una grave emergenza idrica, il mondo agricolo del territorio torna ad intervenire sul tema. Il Comitato spontaneo degli agricoltori di San Ferdinando di Puglia, attraverso le parole di Tommaso Parisi e Saverio Scardigno, traccia un quadro articolato: da un lato segnali di miglioramento nel breve periodo, dall’altro una fragilità strutturale che continua a destare preoccupazione.

«Siamo fiduciosi», afferma Parisi, evidenziando come negli ultimi giorni siano emersi elementi incoraggianti sul fronte degli invasi. «Nella diga si registra un lieve afflusso d’acqua, seppur ancora distante dai livelli ottimali». Il miglioramento si inserisce in un contesto regionale più favorevole rispetto al 2025: le recenti precipitazioni hanno incrementato le riserve idriche in Puglia, portandole a circa 430 milioni di metri cubi complessivi, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Anche alcuni invasi strategici, come la diga di Marana Capacciotti, registrano un aumento dei volumi disponibili.

Secondo il Comitato, queste condizioni potrebbero consentire la ripresa dell’erogazione irrigua già a partire da aprile, in linea con le stagioni passate, pur restando determinanti le variabili climatiche e le decisioni sulla distribuzione della risorsa. «Non partiamo da una situazione estrema come quella dello scorso anno - aggiunge Parisi - ed è un elemento che lascia spazio ad un cauto ottimismo». Resta tuttavia centrale il tema della gestione: «Ci è stata annunciata una maggiore attenzione alle manutenzioni e alle riparazioni, oltre al potenziamento del personale. Sarà il territorio a verificarne l’effettiva attuazione».

Tuttavia, Saverio Scardigno evidenzia criticità: «Il problema è strutturale». Il riferimento è agli schemi idrici della Capitanata, dove persistono squilibri infrastrutturali. Se il sistema del Fortore sta beneficiando di interventi e finanziamenti, quello della Sinistra Ofanto continua a scontare carenze storiche. In particolare, il mancato funzionamento dell’invaso del Rendina, fermo da decenni, ha ridotto l’efficienza complessiva del sistema, concentrando il peso dell’approvvigionamento su poche infrastrutture attive.

Una condizione che si riflette soprattutto nei momenti di stress climatico: «Ogni fase di siccità mette in crisi l’intero sistema e, di conseguenza, le aziende agricole», spiega Scardigno. Il paradosso, oggi, è evidente: mentre in Basilicata alcuni invasi risultano pieni o addirittura in fase di sversamento, la disponibilità effettiva per l’irrigazione in Capitanata resta disomogenea e insufficiente. Un fenomeno già segnalato anche a livello regionale, dove si evidenzia come il miglioramento delle riserve non sia ancora sufficiente a garantire stabilità per gli usi agricoli. A pesare sono anche l’obsolescenza delle reti e l’assenza di una pianificazione coordinata. I recenti tavoli istituzionali hanno richiamato la necessità di una gestione più efficiente della risorsa idrica, evidenziando criticità come dispersioni, costi energetici elevati e un utilizzo ancora limitato delle acque reflue.

Per il Comitato, il nodo è anche politico: «Abbiamo assistito a un continuo rimpallo di responsabilità tra Regione, Consorzi, Comuni e soggetti gestori. Ma una soluzione strutturale non è mai stata realmente avviata». Da qui l’appello alle istituzioni: «Non conta il colore politico. Serve una presa in carico concreta del problema, con interventi definitivi, come già avvenuto in altri territori».

Parisi richiama infine anche il tema delle responsabilità condivise, invitando gli agricoltori ad un uso più consapevole dell’acqua, ma ribadisce la necessità di una maggiore attenzione istituzionale: «Si tratta di un’area ad alta produttività agricola. Quando l’agricoltura entra in crisi, l’impatto si estende all’intero tessuto economico e sociale». Sul piano della rappresentanza, il Comitato evidenzia un’ulteriore criticità: «Da oltre dieci anni manca un rappresentante della Sinistra Ofanto nel Consiglio di amministrazione del Consorzio di bonifica». Un’assenza che, secondo gli agricoltori, limita la capacità del territorio di incidere nelle scelte strategiche.

In vista del rinnovo degli organi previsto per novembre 2026, l’invito è alla partecipazione: «Serve una presenza competente e radicata, capace di portare nelle sedi decisionali le esigenze reali del comparto agricolo».

LUCIA DARGENIO