MARGHERITA DI SAVOIA - C’è un momento, nella vita di un Comune, in cui le scelte organizzative smettono di essere tecniche e diventano profondamente politiche. È il momento in cui non si discute più di efficienza, ma di priorità. Margherita di Savoia oggi è esattamente in quel punto.
La decisione di costruire una struttura con tre dirigenti a tempo indeterminato in un Comune di circa 11 mila abitanti e 30 dipendenti complessivi non è una semplice riorganizzazione: è una scelta di modello. Una scelta che dice chiaramente dove si decide di investire e, soprattutto, dove non si decide di investire.
La narrazione ufficiale parla di razionalizzazione e di “invarianza di spesa”. Ma è una narrazione che non regge alla prova dei fatti. I funzionari oggi in servizio non scompaiono: restano in organico, mantengono lo stipendio tabellare. I dirigenti, invece, introducono costi aggiuntivi strutturali.
Il risultato è un aumento stabile della spesa corrente, stimabile in oltre 250 mila euro l’anno, non una sua neutralizzazione.
E qui emerge una domanda politica che chi governa dovrebbe porsi, e che i cittadini hanno il diritto di conoscere: con la stessa cifra, cosa si sarebbe potuto fare?
Con un aggravio di oltre 250 mila euro annui, il Comune avrebbe potuto assumere sei o sette dipendenti a tempo pieno, tra istruttori amministrativi, tecnici, personale per i servizi essenziali.
Persone che lavorano negli uffici, che riducono i tempi dei procedimenti, che rispondono ai cittadini.
Invece si è scelto di assumere tre dirigenti apicali, lasciando irrisolte le carenze operative quotidiane.
In un Comune piccolo, l’efficienza non nasce moltiplicando i livelli apicali. Nasce rafforzando gli uffici, rendendo i procedimenti più rapidi, mettendo personale dove oggi manca. Qui accade l’opposto: si investe sull’apparato, mentre la quotidianità degli uffici resta fragile.
Dirigenti chiamati a coordinare strutture che non hanno abbastanza istruttori, tecnici, operai. Una piramide rovesciata, dove aumenta chi firma e diminuisce chi fa. È la logica dei “generali senza esercito”.
Politicamente questo significa una cosa precisa: più verticalità, meno responsabilità diretta.
Quando tutto passa attraverso livelli intermedi, la politica arretra dietro la tecnica. Se qualcosa non funziona, la risposta diventa sempre la stessa: “è una questione organizzativa”. Ma l’organizzazione è una scelta politica, non un alibi.
C’è poi un tema di equità che non può essere ignorato. Ogni euro che finisce stabilmente nella spesa per strutture apicali è un euro sottratto a servizi, manutenzione, sicurezza urbana, risposte concrete ai cittadini. In un momento in cui le comunità chiedono presenza e soluzioni, questa scelta manda un messaggio opposto: si blindano le stanze, mentre fuori cresce l’attesa.
Assumere tre “generali” da oltre 100 mila euro l’uno, invece di sei o sette operatori che lavorano sul campo, non è modernizzazione. È sovrastruttura.
Nessuno mette in discussione il valore della dirigenza quando è necessaria. Ma la necessità va dimostrata, non dichiarata.
Ed è proprio questo il nodo politico: se le funzioni venivano già svolte prima, a costi più bassi, e i servizi non mostrano un salto di qualità, allora non si sta investendo nel futuro del Comune, ma nel rafforzamento dell’apparato.
Margherita di Savoia ha bisogno di una macchina amministrativa snella, operativa, vicina ai cittadini. Non di una burocrazia più alta, ma di una burocrazia che funzioni.
Questa scelta espone l’Ente anche a un serio rischio di danno erariale. La Corte dei conti è chiara: l’assunzione di dirigenti è legittima solo se strettamente necessaria e proporzionata. Qui la proporzione non c’è, la necessità non è dimostrata e i benefici non sono indicati.
Per questo ho presentato una interrogazione consiliare e presenterò un esposto alla Corte dei conti, affinché venga valutata la proporzionalità e la sostenibilità finanziaria di una scelta che rischia di scaricare sui cittadini il prezzo di una macchina amministrativa fuori scala.
Perché alla fine la politica si giudica sempre così: non da quante caselle crea, ma da quanti problemi risolve.
VITTORIO EMANUELE QUARTA (Consigliere comunale)