MARGHERITA DI SAVOIA - L’avv. Elena Muoio interviene pubblicamente con una lunga lettera indirizzata al sindaco Bernardo Lodispoto dopo la sua esclusione dalla nuova giunta comunale (leggi), appresa - scrive - il 22 dicembre scorso. L’ex assessora, già titolare delle deleghe a pubblica istruzione, commercio, attività produttive, legalità e sicurezza, definisce la decisione un atto «arbitrale» e «politicamente inaccettabile», maturato «senza alcun confronto» e senza che, a suo dire, le sia mai stata rivolta una contestazione. «Non mi è mai stato contestato nulla, né formalmente né informalmente», afferma Muoio, respingendo ogni lettura che colleghi la scelta a presunte inefficienze o mancanze.
Nel testo, Muoio rivendica il lavoro svolto in oltre due anni e mezzo di mandato. L’ex assessora sostiene di avere garantito continuità ed efficienza nelle attività di competenza e di avere introdotto innovazioni e servizi concreti, con un’attenzione particolare al mondo della scuola. Tra gli esempi, Muoio richiama l’introduzione dell’app per la refezione scolastica e l’attivazione della Sezione Primavera, oltre al rapporto di collaborazione instaurato con la dirigenza scolastica, il personale e gli studenti. Muoio sottolinea inoltre il dialogo con il territorio, con le attività produttive e commerciali e con le forze dell’ordine, richiamando anche il lavoro sull’educazione alla legalità e il Patto di Sicurezza Urbana.
Il nodo principale, però, è politico. Muoio afferma che il sindaco Lodispoto avrebbe disatteso un impegno assunto nel 2023 e da lei considerato un patto «morale e politico», «suggellato da una stretta di mano», che avrebbe dovuto garantire la prosecuzione del mandato per l’intera durata della consiliatura, salvo gravi inadempienze che - sostiene - non ci sono mai state. In questo passaggio, l’ex assessora amplia il perimetro della contestazione e collega la decisione anche al tema della rappresentanza elettorale: «Con questa decisione non è stata tradita soltanto la mia persona, ma anche i circa 800 cittadini che hanno voluto che io fossi lì a governare». Muoio parla di «volontà popolare calpestata» e richiama il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini, affermando che l’esclusione non sia una scelta neutra, ma un atto destinato a pesare sul piano politico e sul legame con la comunità.
Nella parte più critica, Muoio contesta la coerenza delle motivazioni legate all’azzeramento e al “rilancio” dell’azione amministrativa. L’ex assessora sostiene che, se l’obiettivo dichiarato era rafforzare efficacia ed efficienza, non sarebbe stato logico escludere un assessorato che, a suo giudizio, aveva prodotto risultati. Muoio contrappone questo punto alla conferma di deleghe che considera meno efficaci, con un riferimento esplicito al settore turistico, definito «fallimentare e decadente». È qui che la lettera si fa più puntuale sul piano politico-amministrativo: Muoio richiama, tra gli esempi, la “Margherita d’Oro”, le scelte legate alla programmazione estiva e la gestione delle iniziative natalizie - definita «inesistente» -, sostenendo che tali scelte non avrebbero risposto alle aspettative di rilancio della comunità. La critica, nella prospettiva dell’ex assessora, non è soltanto sul merito degli eventi, ma sul criterio complessivo: Muoio sostiene che il “rilancio” non si costruisce rimuovendo chi, a suo dire, ha garantito servizi e risultati, mentre altri ambiti sarebbero rimasti al centro di scelte non coerenti con gli obiettivi annunciati.
La lettera alterna ricostruzione politico-amministrativa e passaggi personali, con un linguaggio diretto e spesso polemico. Muoio attribuisce la propria estromissione non a ragioni di merito, ma a dinamiche interne e, soprattutto, alla sua autonomia: l’ex assessora scrive di avere sempre avuto il coraggio di dire «NO» quando non riteneva giuste alcune scelte e rivendica la propria indipendenza, respingendo l’idea di una politica “servile”. Nella replica emergono anche riferimenti puntuali: Muoio descrive il clima cittadino che, a suo dire, si sarebbe progressivamente appesantito fino a trasformarsi in sfiducia e amplia il ragionamento sul ruolo della politica, che l’ex assessora richiama come servizio e responsabilità verso la comunità, contrapposto a logiche interne che, secondo lei, avrebbero pesato nella decisione.
In chiusura, la lettera assume toni ancora più netti e simbolici. Muoio parla di una pagina «vergognosa della politica margheritana», rivendica il diritto di esprimere liberamente la propria posizione e affida la conclusione ad una frase che riassume la linea scelta dall’ex assessora: «Si ricordi… che io mi inginocchio solo davanti a Dio». Poi il sigillo finale, in forma di proverbio: «Meglio essere un leone solo che una pecora in gregge».
GIUSEPPE DALOISO