GLI EROI DEL QUOTIDIANO - Sergio Salerno, l’umile combattente per i diritti sociali e il grande amore per il suo Charlie

TRINITAPOLI - Avevo programmato di intervistare l’ottantottenne Sergio Salerno per la rubrica del Corriere dell’OfantoGli eroi del quotidiano”. Ci eravamo dati appuntamento in viale Vittorio Veneto per poter chiacchierare comodamente seduti su una panchina insieme a Charlie, il cagnolino che viveva con Sergino, come lo chiamavamo tutti, dal 2013 dopo la morte di sua moglie Carmela.

Non si è presentato perché si è ammalato gravemente e non è più uscito sino al 29 ottobre, il giorno della sua morte.

Lo conoscevo da decenni, dal tempo della militanza attiva nel partito comunista dove abbiamo condiviso le battaglie per i contratti di lavoro in agricoltura, per i servizi pubblici, per eliminare i doppi e i tripli turni nella scuola elementare, per i cantieri di lavoro in favore dei disoccupati e per i diritti civili calpestati o ignorati.

Quando lo incontravo a spasso con il suo amatissimo Charlie, parlavamo di quando a Trinitapoli si faceva politica e i giovani frequentavano i partiti e partecipavano alle manifestazioni di protesta che si organizzavano in paese oppure a Roma.

Aveva lavorato tanto nella sua vita. Era stato il “curatolo”, cioè l’uomo di fiducia, dell’azienda agricola dei fratelli Carpentieri, e nel pomeriggio coltivava i suoi campi per dare un futuro ai suoi figli e per migliorare le condizioni di vita di tutti i suoi “compagni di sventura”. Si crucciava perché la sinistra non era più, come in passato, il punto di riferimento della classe operaia. Lanciava imprecazioni a qualche leader nazionale che non si occupava a dovere dei pensionati e poi si rianimava gridando a Charlie che scodinzolava festoso: “uagliò, non ci dobbiamo arrendere”.

Negli ultimi anni in cui è stata aperta in corso Trinità la sezione di Articolo Uno, lo invitavo spesso alle riunioni soprattutto quando ero certa che avrebbe partecipato qualche ragazzo. Sapevo che gli avrebbe fatto molto piacere prendere la parola per invogliare i giovani “a combattere il capitalismo vincente in Europa e in America, causa delle guerre e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo”.

Grande è stata la sua delusione quando a Trinitapoli ha vinto la destra. La notizia, poi, dello scioglimento del consiglio comunale lo ha ulteriormente incupito perché, come ha detto l’ultima volta che l’ho incontrato, “è un insulto a tutti i vecchi compagni che hanno fatto il mazzo e che non sapevano neanche che cosa significava la parola corruzione”.

Scompare un uomo umile e buono che sin da giovanissimo ha preso coscienza delle profonde disparità sociali esistenti. La sua persona sarà sempre associata a valori quali la difesa del bene comune, la coerenza, il senso del dovere, valori propri di un modo ormai “antico” di fare politica.

Charlie lo ha assistito fino all’ultimo respiro portandogli sul letto la sua pallina nella speranza di vederlo sorridere. Per 10 anni sono stati inseparabili, dal giorno in cui lo ha raccolto, cuccioletto, in campagna e lo ha portato a casa sua. Era il suo compagno di gioco, il suo confidente, l’amico peloso che gli trasmetteva il buonumore e gli faceva sopportare tutti gli acciacchi della vecchiaia.

Ora Charlie, raggomitolato sul divano dove si sedevano insieme, aspetta che torni il suo padrone.

ANTONIETTA D’INTRONO

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