Rimpasto di giunta, Pestillo (FdI): “Cambia l’elenco dei nomi, non il metodo di governo. Crisi politica evidente e distacco crescente dalla città: i problemi reali restano irrisolti”

MARGHERITA DI SAVOIA - «Gentile Direttore, nel rispetto del pluralismo dell’informazione e dello spazio che, in democrazia, è giusto riservare anche alle posizioni delle opposizioni, chiedo la pubblicazione della seguente nota politica sul recente rimpasto di Giunta e sul quadro amministrativo di Margherita di Savoia. Ringrazio sin d’ora per l’attenzione e per lo spazio che vorrete riservare.

Il 22 dicembre scorso il sindaco di Margherita di Savoia, Bernardo Lodispoto, ha disposto un rimpasto di Giunta (leggi, ndr). Lo dico subito con chiarezza: a mio avviso non cambia nulla, perché il punto non è solo l’elenco dei nomi, ma un metodo di governo che continua a presentarsi come fortemente accentrato.

Più che una riorganizzazione dell’esecutivo, questo passaggio appare come un assestamento maturato nel clima politico successivo alle elezioni regionali, rispetto alle quali - è noto - nei mesi scorsi si è parlato anche di possibili prospettive sovracomunali del sindaco. Nella mia lettura, l’operazione è figlia di equilibri interni che si sono logorati e di un quadro politico che, dopo le Regionali, ha reso ancora più evidenti tensioni e riposizionamenti.

Sul piano politico, restano due esclusioni che pesano e che meritano attenzione. La prima è quella di Elena Muoio, avvocato e consigliere che in questi anni ha dimostrato preparazione e risultati (leggi, ndr). Nella mia valutazione, la sua uscita dall’esecutivo risente anche di dinamiche di schieramento emerse nel confronto politico locale, inclusi i posizionamenti registrati attorno ai nomi di Giuseppe Tupputi e Marcello Lanotte, e agli equilibri che si sono poi riflessi sul piano provinciale. La seconda esclusione è quella di Salvatore Ricco, che aveva tutte le carte in regola per entrare in Giunta dopo aver lavorato con impegno come consigliere delegato a volontariato, turismo ambientale, rapporti con il Centro Visite, politiche della Terza Età, Gal Dauno Ofantino. Anche qui, la mia lettura è che abbiano inciso dinamiche di prossimità politica, in particolare verso il Partito Democratico e verso Antonella Cusmai, candidata alle Regionali e prima dei non eletti nel PD nella circoscrizione BAT.

Entrano in Giunta Margherita Leone e Stefania Ballarino. Non è questione di persone, ma di scelte e di segnali politici che si inviano alla città. Colpisce, ad esempio, la rimodulazione delle deleghe: la commerciante Ballarino non riceve la delega al commercio, che viene attribuita alla Leone. È una scelta che, inevitabilmente, alimenta interrogativi, anche alla luce delle polemiche e delle critiche cittadine emerse nelle passate stagioni estive intorno ad alcune vicende del lungomare, tra cui quella dell’hub modulare (leggi, ndr) considerato da molti impattante e penalizzante per le attività locali.

Nel frattempo, restano centrali figure che già rappresentavano il perno politico dell’esecutivo: i più votati Salvatore Piazzolla e Grazia Damato, e Francesca Santobuono, da sempre indicata come particolarmente vicina al sindaco. A mio avviso, questa continuità conferma che non si sta aprendo una fase nuova, ma si sta cercando di stabilizzare l’assetto esistente. E lo si fa nonostante le criticità che in molti hanno evidenziato su alcuni fronti, a partire da una programmazione estiva giudicata da larga parte della città deludente, dalla gestione della Margherita d’Oro e dalla percezione - diffusa - di un ruolo molto incisivo di ASBA nella stagione estiva, con la sensazione che l’indirizzo politico dell’Amministrazione sia rimasto spesso sullo sfondo.

Il segnale complessivo, dunque, è quello di una crisi politica che appare ormai evidente e di un distacco crescente dalla città, che oggi si percepisce anestetizzata e sfiduciata, quasi rassegnata a una gestione del potere fondata sul controllo degli equilibri interni e su una comunicazione che tende a smussare le criticità. In questo quadro, preoccupa anche l’atteggiamento di chi, pur sedendo all’opposizione, finisce talvolta per attenuare il necessario controllo democratico, indebolendo il ruolo del Consiglio comunale come luogo di confronto e trasparenza.

Eppure i problemi reali restano davanti agli occhi di tutti: sicurezza, decoro urbano, mancanza di opportunità e di luoghi ricreativi per i giovani, rifiuti e costi che gravano sulle famiglie, cura del verde, regole e controlli sul lungomare, rispetto del tessuto economico locale, inquinamento visivo e una sequenza di autorizzazioni e scelte che alimentano polemiche e danno la sensazione di una città spesso priva di una visione ordinata e condivisa. Non è polemica: è la descrizione di un malessere concreto, che non si risolve con un rimpasto né con la sola narrazione degli eventi.

Anche sul piano amministrativo, inoltre, continuano ad emergere interrogativi su un’impostazione che tende ad alzare livelli e costi della macchina comunale senza un corrispondente rafforzamento dei servizi, con scelte organizzative che chiedono trasparenza, motivazioni e confronto pubblico, mentre i cittadini domandano risposte e non giochi di palazzo.

E se allarghiamo lo sguardo al contesto sovracomunale, il quadro diventa ancora più chiaro. Lodispoto è anche presidente della Provincia BAT e lì la difficoltà politica non è un’impressione: è un fatto. Il 31 luglio scorso il Partito Democratico provinciale ha comunicato la decisione di rimettere le deleghe dei propri consiglieri provinciali nell’amministrazione guidata da Lodispoto, richiamando divergenze sulle linee strategiche e citando esplicitamente i temi dei rifiuti, della tutela dell’ambiente e della salute; nella stessa posizione politica, il PD ha chiesto al vicepresidente Lorenzo Marco Rossi di lasciare la delega alla vicepresidenza e alla consigliera Federica Cuna di lasciare le proprie deleghe. A questa frattura si è aggiunto un passaggio istituzionalmente grave: il 19 dicembre scorso la seduta del Consiglio provinciale convocata per l’esame e l’approvazione del DUP 2026-2028 e del Bilancio di previsione 2026-2028 non si è nemmeno aperta, perché è mancato il numero legale.

È dentro questo scenario - segnato da tensioni politiche e da difficoltà sugli atti fondamentali - che il sindaco-presidente oggi rimescola le carte a Margherita di Savoia, come se bastasse cambiare qualche delega per cambiare la realtà. Io credo, invece, che la città meriti verità, serietà e un governo capace di ascoltare, non un potere che chiede fiducia senza fornire spiegazioni adeguate sulle proprie scelte.»

FRANCESCO PESTILLO (Consigliere comunale di Fratelli d’Italia)