SAN FERDINANDO DI PUGLIA - «La montagna ha partorito il topolino»: si apre con questa espressione il comunicato congiunto dell’Associazione Libera Italia e del Centro Culturale “Aldo Moro” sulla delibera n. 12 del 14 aprile 2026, con cui il Consiglio comunale ha approvato il regolamento per la definizione agevolata dei tributi locali. Un provvedimento atteso, ricondotto alle più recenti misure di definizione agevolata previste a livello nazionale, che - secondo i firmatari - si tradurrebbe in uno strumento di impatto molto limitato per i contribuenti.
Il riferimento è alle disposizioni statali in materia di definizione agevolata dei carichi affidati all’Agente della riscossione, che consentono l’estinzione dei debiti mediante il pagamento della sola quota capitale, con esclusione di sanzioni e interessi. Accanto a tale intervento, il legislatore ha riconosciuto agli enti locali la facoltà di disciplinare, nell’ambito della propria autonomia regolamentare - ai sensi dell’articolo 52 del d.lgs. 446/1997 - forme analoghe di definizione agevolata sui tributi di propria competenza.
Si tratta, in particolare, di entrate come l’IMU (Imposta Municipale Unica), il tributo che grava sul possesso degli immobili, e la TARI (Tassa Rifiuti), destinata a finanziare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. In questo ambito, i Comuni possono intervenire con propri regolamenti, definendo modalità e limiti della misura. Si tratta di una possibilità e non di un obbligo, esercitabile secondo criteri, limiti temporali e condizioni stabiliti dai singoli enti. A supporto degli enti locali opera IFEL (Istituto per la Finanza e l’Economia Locale della Fondazione ANCI), organismo di supporto tecnico ai Comuni in materia di finanza locale, che elabora linee guida e modelli operativi non vincolanti.
Nel caso di San Ferdinando di Puglia, il regolamento approvato circoscrive l’accesso alla definizione agevolata ai debiti derivanti da ingiunzioni di pagamento o accertamenti esecutivi emessi entro il 31 dicembre 2019, vale a dire gli atti con cui il Comune richiede formalmente il pagamento di tributi non versati e che, decorso un certo termine, diventano direttamente esecutivi. Una scelta che incide sulla platea dei potenziali beneficiari, restringendo il perimetro temporale rispetto ad applicazioni più estese adottate in altri contesti. Il testo stabilisce che tali debiti possono essere estinti mediante il pagamento delle somme dovute a titolo di capitale e delle spese di notifica e di eventuali procedure esecutive o cautelari, con esclusione di sanzioni e interessi.
Su questo punto si concentra la critica delle associazioni, che parlano di una misura sostanzialmente marginale: «Un numero di famiglie da potersi contare sulle dita di una mano», si legge nel comunicato, che definisce il provvedimento «un regolamento di facciata». Secondo Libera Italia e il Centro Culturale “Aldo Moro”, la scelta del limite temporale non sarebbe neutra, ma determinerebbe in modo decisivo l’efficacia concreta della misura, soprattutto se confrontata con modelli regolamentari che prevedono un’estensione più ampia del periodo considerato.
La posizione espressa nel comunicato assume quindi anche un profilo politico. I firmatari evidenziano una distanza tra le dichiarazioni pubbliche dell’amministrazione Lamacchia e le scelte adottate in sede consiliare: «Un provvedimento che non viene incontro alle famiglie - si legge -, quelle stesse famiglie che il Sindaco e la sua amministrazione hanno più volte dichiarato di voler sostenere». Per le associazioni si tratta di un’occasione mancata per offrire un sostegno concreto ai contribuenti in difficoltà.
Redazione CorriereOfanto.it