SAN FERDINANDO DI PUGLIA - Martedì 22 luglio scorso, nell’ambito della seconda giornata di BirimBù - Il Festival dei Bambini, il Collettivo Aufidus, in collaborazione con la Cooperativa Martino, ha promosso l’iniziativa “Ti vedo scritto su tutti i muri”, un laboratorio rivolto a ragazze e ragazzi tra i 12 e i 15 anni.
L’attività ha coinvolto gli adolescenti nella pulizia e ritinteggiatura del muro dell’anfiteatro comunale, recentemente imbrattato da scritte e disegni.
Attivo da circa un anno sul territorio, il Collettivo Aufidus si propone di costruire legami autentici tra la comunità e l’ambiente urbano. Nato dal desiderio di condividere competenze e visioni, il gruppo - oggi costituito in associazione - realizza interventi concreti ispirati alla sostenibilità, all’educazione civica e alla valorizzazione degli spazi pubblici.
Ma ciò che è accaduto in Villa Comunale ha avuto un significato che va oltre la semplice riqualificazione urbana. Quelle scritte sul muro erano il segno di un dolore collettivo: un gruppo di giovani aveva perso un amico, M.S., scomparso tragicamente in un annegamento. Quelle parole, tracciate in fretta, erano un modo per chiedere aiuto, per non lasciare che il silenzio ricoprisse un vuoto così grande.
La comunità adulta ha scelto di non rispondere con il giudizio, ma con l’ascolto. Ha proposto ai ragazzi di trasformare quel gesto in qualcosa di nuovo. E loro hanno risposto con generosità: pennelli alla mano, hanno ridato vita al muro, lasciando però un segno simbolico e potente - una “M” disegnata con le dita - dedicata proprio a M.S.
«Abbiamo fatto una cosa semplicissima: li abbiamo guardati, ascoltati. Di solito noi adulti non lo facciamo con gli adolescenti», ha scritto Mariella Dipaola, componente del Collettivo Aufidus. Ed è proprio nel momento in cui, come lei osserva, “la loro anima diventa così grande che non basta una famiglia, ma serve un’intera comunità” che il nostro sguardo dovrebbe rallentare.
Quel pomeriggio, tra vernice, parole e sorrisi, è accaduto qualcosa di raro: adulti e adolescenti si sono davvero incontrati. Perché i giovani non cercano solo risposte, ma anche spazi in cui esprimersi, raccontarsi, essere visti. E quando trovano adulti disposti ad ascoltarli, possono sorprendere per profondità, maturità e desiderio di partecipazione.
Costruire comunità significa anche questo: riconoscere il dolore, dare valore ai gesti e credere che, insieme, si possa ricominciare.
LUCIA DARGENIO (Foto: Mariella Dipaola)