Truffe agli anziani, a San Ferdinando di Puglia il confronto tra Carabinieri e cittadini per rafforzare prevenzione e fiducia

SAN FERDINANDO DI PUGLIA - Informare, prevenire e rafforzare la rete di protezione attorno alle persone più fragili. Con questo obiettivo si è svolto sabato 23 maggio, presso il Centro Sociale “Generazione Insieme” di San Ferdinando di Puglia, un incontro dedicato al contrasto delle truffe agli anziani, fenomeno sempre più diffuso anche sul territorio pugliese.

L’iniziativa, promossa con il coinvolgimento dell’Arma dei Carabinieri, ha richiamato cittadini, famiglie e volontari in un momento di confronto incentrato sui principali raggiri utilizzati dai truffatori e sui comportamenti corretti da adottare per evitarli.

Ad aprire l’incontro è stato Rocco Fanelli, presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri di San Ferdinando di Puglia, che ha sottolineato l’importanza della prevenzione e dell’informazione. «Le truffe agli anziani sono reati che lasciano rabbia, vergogna e smarrimento - ha dichiarato Fanelli -. Per questo è fondamentale creare momenti di confronto affinché le persone possano conoscere i pericoli e sentirsi meno sole».

Relatori dell’iniziativa il Capitano Anna Miulli, psicologa del Nucleo di Psicologia del Comando Legione Carabinieri Puglia, e il Maresciallo Capo Stefano Rasola, comandante della locale stazione dei Carabinieri.

Nel corso dell’incontro è stato affrontato non solo l’aspetto criminale del fenomeno, ma anche quello umano e psicologico. Il Capitano Miulli ha evidenziato come le vittime vengano colpite soprattutto nella propria sfera emotiva. «Quando parliamo di truffe agli anziani - ha spiegato Miulli - non ci riferiamo soltanto a reati economici. Sono episodi che colpiscono la dignità, l’autostima e il senso di fiducia verso gli altri».

Particolare attenzione è stata dedicata alle tecniche più utilizzate dai malintenzionati, spesso basate sulla paura e sull’urgenza emotiva. Tra i casi più frequenti, le telefonate del cosiddetto “finto carabiniere”, nelle quali i truffatori fingono incidenti o problemi giudiziari che coinvolgerebbero familiari delle vittime, chiedendo denaro o gioielli per risolvere la situazione. Una modalità di raggiro ormai diffusa in tutta Italia e oggetto di numerose campagne informative delle forze dell’ordine.

«Queste persone lavorano sulla manipolazione emotiva - ha aggiunto Miulli -. La fretta, la paura e il rispetto verso l’autorità impediscono spesso alle vittime di fermarsi a riflettere. Per questo è importante creare dubbi, fermarsi e chiedere aiuto».

Nel suo intervento, il Maresciallo Capo Rasola ha illustrato le modalità operative dei truffatori, spiegando come si tratti spesso di persone organizzate e preparate. «I Carabinieri non chiedono mai soldi - ha ribadito Rasola -. Nessuna forza dell’ordine può telefonare chiedendo denaro o gioielli per liberare un familiare o risolvere problemi giudiziari. Se accade, si tratta di una truffa».

Il comandante della stazione locale ha invitato i cittadini a non aprire la porta agli sconosciuti, a diffidare delle richieste improvvise e soprattutto a denunciare sempre, anche quando il tentativo di raggiro non va a buon fine. «Segnalare immediatamente episodi sospetti al 112 è fondamentale - ha sottolineato Rasola - perché consente alle forze dell’ordine di intervenire rapidamente e monitorare il territorio».

Durante l’incontro è emerso anche il ruolo centrale delle famiglie e della rete sociale nel contrasto all’isolamento degli anziani, considerato una delle principali condizioni di vulnerabilità. «La presenza di un familiare, di un vicino o di una persona fidata può fare la differenza», ha spiegato il Capitano Miulli.

Negli ultimi mesi, in Puglia, le istituzioni e diverse associazioni hanno intensificato le campagne di sensibilizzazione contro le truffe agli anziani, promuovendo incontri pubblici, distribuzione di vademecum informativi e iniziative di prevenzione rivolte soprattutto alla popolazione più esposta.

Molto toccante il passaggio conclusivo del Capitano Miulli, che ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze psicologiche di questi episodi. «Ad un anziano non viene sottratto solo denaro - ha concluso Miulli -. Viene sottratta la dignità. Dopo una truffa spesso subentrano vergogna, chiusura e perdita di fiducia negli altri. Per questo è fondamentale denunciare e parlare».

L’incontro si è concluso con un forte messaggio di collaborazione tra istituzioni, famiglie e comunità locale, ribadendo come informazione, vicinanza e presenza sul territorio rappresentino oggi gli strumenti più efficaci per contrastare un fenomeno che continua a colpire soprattutto le persone più fragili.

LUCIA DARGENIO