Le emergenze culturali della città di Trinitapoli sono legate all’individuazione di una strategia generale e condivisa

TRINITAPOLI - Le bellezze naturali del nostro territorio fanno da splendida cornice ai laboratori di Archeologia organizzati nel Parco Archeologico degli Ipogei di Trinitapoli.

L’Associazione Tautor, che gestisce museo e parco, in estate moltiplica il suo impegno per coinvolgere quanta più gente possibile nelle visite guidate e in numerose attività: dalla manipolazione di terracotta, per far ricostruire vasi e manufatti trovati negli ipogei, sino all’ultimo laboratorio avviato in questi giorni per far conoscere e praticare ai bambini gli sport della preistoria.

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Il sogno di aggiungere alla vocazione agricola del paese anche quella archeologica coinvolge vecchi e nuovi sognatori che si attivano quotidianamente per sostenere la conservazione, la valorizzazione, la comunicazione, la sezione didattica e tutti i servizi diretti al pubblico (negozi, librerie, biblioteche, caffetterie, ristoranti, B&B, botteghe artigianali, ecc.), ossia le parole “chiave” affinché il bene culturale possa diventare patrimonio della comunità e del mondo.

Le emergenze culturali della città di Trinitapoli sono legate alla individuazione di una strategia generale che renda chiaro e condiviso il percorso progettuale e promozionale che ente pubblico, produttori locali, scuole e associazioni devono seguire per trasformare Museo e Parco Archeologico degli Ipogei in una grande opportunità di sviluppo economico.

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Molti appassionati, come la scrivente, hanno vissuto (gioito e sofferto!) ogni momento della nascita e delle vicissitudini della nostra avventura archeologica.

Negli anni ’70, alla periferia di Trinitapoli, in località Madonna di Loreto, durante i lavori di canalizzazione fognaria, furono scoperti segmenti di sepolture dell’Età del Bronzo. Passarono 14 anni ed una foto aerea rilevò la presenza di un grande fossato neolitico nella zona. Le indagini vennero riprese, ma proprio all’inizio dello scavo clandestini violarono una struttura funeraria a galleria. Si trattava di uno dei corridoi del grande ipogeo dei Bronzi. L’accaduto condizionò l’indagine archeologica.

Questo primo scavo riservò non poche difficoltà e fu messa a dura prova la resistenza dei ricercatori che furono costretti a scomode posizioni all’interno di budelli colmi di terra, dove scarseggiava l’ossigeno. Poi apparve l’acqua di falda che influenzò tutta la metodologia di scavo nei corridoi dell’ipogeo, oltre a danneggiare i corredi funerari della “Signora delle Ambre”. Nel 1994 ci fu un vero disastro: le ruspe di un privato danneggiarono gravemente la copertura di un ipogeo. Nel 1997 lo scavo si è finalmente concluso e sono cominciati i lavori di sistemazione dell’area archeologica.

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Nel giro di pochi anni sono seguiti eventi di grande rilievo nazionale e internazionale: la prima mostra itinerante “Ipogei della Daunia” che ha girato i più grandi musei d’Italia, come il Museo nazionale preistorico etnografico “Luigi Pigorini” di Roma e il secondo scavo, con la scoperta dei due preziosi e singolari oggetti in avorio (forse provenienti dal Mediterraneo orientale) ed infine la costruzione del Parco Archeologico, con annessa aula didattica, che è stato finanziato dal Patto Territoriale Nord Barese-Ofantino.

I risultati ottenuti sono eccellenti, ma non ancora sufficienti per incrementare un più concreto ed ampio sviluppo economico del paese basato sull’archeologia.

È necessario aprire nuovi scenari che prevedano più servizi, più parcheggi, un coinvolgimento maggiore di scuole e università, nuove campagne di scavo, senza escludere l’antica proposta degli esperti della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e, in particolare, della dottoressa Anna Maria Tunzi, di creare, unica in Italia, una Biblioteca-Centro Studi e Documentazione sul fenomeno ipogeico della Daunia, annessi al Museo.

Affidiamoci agli africani che in un loro proverbio suggeriscono che “Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia”.

ANTONIETTA D’INTRONO

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