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Ritornerà la politica a Trinitapoli?

TRINITAPOLI - Il 25 novembre scorso, l’ex sindaco di Trinitapoli dal 2011 al 2020, avv. Francesco di Feo, si è autocandidato alla carica di sindaco, in vista delle prossime elezioni amministrative (leggi, ndr). La notizia, dopo lo scioglimento del consiglio comunale per “forme di ingerenza della criminalità organizzata”, sarebbe stata seguita nei paesi con una normale dialettica politica da una miriade di commenti sia di sostenitori che di avversari, sarebbe stata materia di valutazioni critiche, di manifesti di consenso, di dichiarazioni di singoli cittadini, di comunicati di partiti.

È invece accaduto che, se si esclude l’articolo pubblicato dalla sottoscritta su CorriereOfanto.it il 30 novembre scorso (leggi, ndr) e il video diffuso domenica 10 dicembre dall’avvocato Pasquale Lamacchia, è calata sulla città una cappa di silenzio imbarazzante interrotto soltanto, ed in esclusiva, dalla decina di video pubblicati su Facebook dal neo candidato Francesco di Feo. Ovviamente, non cito i giornali che hanno riportato la semplice notizia di cronaca.

Nel mio commento giornalistico, come tutti potranno leggere, oltre alla descrizione dei fatti (l’autocandidatura e l’assenza dei maggiori partiti della destra), mi sono permessa di esprimere anche un’opinione basata sulla mia esperienza politica e sull’articolo 21 della Costituzione italiana che me lo consente.

Ho detto qualcosa di tanto grave e ingiurioso? Pare di sì, se si analizza la reazione “scomposta” del neo segretario Ruggiero Capodivento del partito “Io Sud”, di cui ignoravo l’esistenza.

Il dott. Capodivento, firmatario bontà sua di una caterva di insulti, è stato di recente defenestrato dal partito Azione ed è stato velocemente nominato segretario di “Io Sud” per corrispondenza, ha avuto cioè un’investitura per lettera da qualcuno che ignora cosa siano le assemblee di iscritti. E questa è cronaca, non è un’opinione. Scrivere, poi, che questi comportamenti politici sono la causa del circa 40% di assenteismo degli elettori italiani è fantascienza secondo l’illuminato pensiero di coloro che cambiano casacca, da destra a sinistra, come si muta un abito al cambio di stagione.

Ma perché a Trinitapoli non si può ragionare di politica liberamente e si è costretti ad ascoltare soltanto i monologhi dell’avvocato Francesco di Feo? Devo ammettere che il silenzio della maggior parte dei cittadini e dei partiti è giustificato dal timore di avere post demenziali di insulti che arrivano ai malcapitati non appena osano, come me e l’avvocato Pasquale Lamacchia, proferire parola.

La prof.ssa D’Introno parla e scrive? E no, c’è chi non gradisce e pertanto l’imprudente merita di essere definita pubblicamente: bugiarda, falsa, ignorante, con la puzza sotto il naso, autrice di libelli infantili, ladra di proprietà e persino ciuccia in cucina e nel fare la spesa! E mi fermo qui.

Politica per questi “gentiluomini” di maschia genìa non significa intervenire sui problemi del paese (i rifiuti, i terreni demaniali, l’abbandono di strutture pubbliche come l’ex macello, l’ex carcere, l’ex mercato di via Pisa, ecc.), bensì insultare.

I cittadini sono stanchi di “non parlare, non vedere e non sentire”. Il paese ha bisogno di persone e di partiti che si impegnino senza alcun indugio e timore ad elevare con video, articoli, assemblee pubbliche, dibattiti e manifesti, il livello di discussione per cominciare a parlare del merito delle questioni e delle proposte per il futuro del paese.

Il silenzio è il peggior servizio che la comunità casalina merita di ricevere. Mi auguro che si diano una mossa anche le donne, quelle che fanno gli spot contro la violenza di genere senza accorgersi che il linguaggio usato nella politica trinitapolese è la prima spia di una degenerazione dei rapporti umani e della relazione tra i sessi. A loro e al dott. Ruggiero Capodivento ricordo che nel 2011, con la consigliera Anna Maria Tarantino, abbiamo chiesto al TAR di far rispettare al sindaco Francesco di Feo leggi e regolamenti che prevedevano la nomina di una donna all’interno della giunta che aveva nominato di soli maschi. Non ci chiedemmo di quale partito fosse la donna. Ne rivendicammo la nomina perché ci sono scelte e azioni che vanno al di là dell’appartenenza ad un gruppo o ad un partito.

Ritornerà la POLITICA a Trinitapoli?

ANTONIETTA D’INTRONO

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