Forse la lunga storia dei terreni demaniali del Comune di Trinitapoli potrà vedere la parola “fine”

TRINITAPOLI - Chi percorre la strada provinciale, nota come Trinitapoli Mare, prima di giungere alle vasche della Salina attraversa un’ampia pianura che si estende per centinaia di ettari a sinistra e a destra la cui natura giuridica non è stata mai indagata dalle amministrazioni comunali di Trinitapoli, salvo rare eccezioni, e non è stata neanche oggetto di una politica urbanistica complessiva e definitiva.

Il programma elettorale per le elezioni comunali del 1962 della Democrazia Cristiana conteneva il proposito di concertare con il Comune di Margherita di Savoia l’allungamento del porto canale sino a penetrare appunto in territorio trinitapolese per farne anche un bacino di canottaggio. Una sfida molto impegnativa che non uscì mai dal novero delle promesse elettorali. L’attenzione per quel vasto territorio ritornò con l’amministrazione comunale del 1973 guidata dal sindaco Arcangelo Sannicandro che incaricò l’architetto Ludovico Quaroni di elaborare uno studio per la valorizzazione dell’area. Traversie politiche impedirono ancora una volta alle buone intenzioni di realizzarsi. La stessa amministrazione modificò il piano di fabbricazione individuando di fronte al campo sportivo una zona per la realizzazione di un piano per gli insediamenti termali che però non ebbe seguito.

Con le amministrazioni di Arcangelo Barisciano e di Ruggiero Di Gennaro la questione ambientale e il destino della zona umida ottennero uno spazio adeguato nella politica. Risale a quell’epoca la trasformazione di un vecchio rudere nella cosiddetta Casa di Ramsar (Centro per l’educazione ambientale), l’impulso alla nidificazione degli aironi, dei fenicotteri e di altre specie acquatiche, la creazione di una rete di torri di avvistamento per lo studio dell’avifauna, la costruzione di una pista ciclabile e di un’area per la sosta dei camper dei visitatori della zona umida. Con l’amministrazione guidata da Francesco di Feo cessò ogni interesse per la zona umida. Ritornò all’attenzione della politica con il sindaco Emanuele Losapio che destinò oltre 40 ettari per la nascita di un parco termale-ambientale. Tale variante urbanistica ha già ottenuto dalla Regione il via libera avendone considerata la compatibilità ambientale.

Nel frattempo, nel 1971 era stata firmata la Convenzione di Ramsar (città dell’Iran) da un primo gruppo di stati, destinato ad essere incrementato da moltissimi altri negli anni successivi, che definiva i confini della zona umida e ne regolamentava la tutela. Si deve all’ex sindaco Michele Di Biase una attenzione particolare per quell’area. Indagando negli archivi ne scoprì l’estensione e la natura giuridica, presupposto indispensabile per ogni intervento della pubblica amministrazione. Fu così che venimmo a conoscenza dell’opera meritoria del sindaco Michele Mastropierro che nel 1962 pose fine a un lungo contenzioso con il Demanio dello Stato ottenendo la retrocessione in proprietà comunale di 148,50.45 ettari indicati nella mappa allegata all’atto di esproprio dal Ministero dei Lavori Pubblici il 26/09/1900 al fine di consentire al Consorzio di Bonifica di Capitanata la bonifica per colmata dell'area acquitrinosa tra il centro abitato e le saline.

L’amministrazione dello Stato versò al Comune di Trinitapoli la somma di lire 65.800 in titoli di stato a titolo di indennizzo. Già nel 1957 il sindaco Mastropierro chiese al Demanio dello Stato la retrocessione in proprietà dei terreni espropriati. Finalmente il giorno 23 del mese di giugno 1962 venne redatto verbale con cui il rappresentante del Demanio ed il sindaco Michele Mastropierro convennero il primo di avere incassato dal Comune di Trinitapoli la somma di lire 1.693.260 a titolo di parziale ristoro delle spese sostenute dallo Stato per le operazioni di bonifica e quindi del maggior valore conseguito dall’area, mentre il sindaco Michele Mastropierro dichiarava di ricevere la piena proprietà degli ettari a suo tempo espropriati.

Pertanto, in base alle nostre attuali conoscenze e salvo aggiornamenti intervenuti negli ultimi decenni, il Comune di Trinitapoli è proprietario di 148,50.45 ettari, di cui 90 a titolo di demanio comunale mentre tutto il resto appartiene al demanio statale. La prudenza si impone, considerato che la Commissione Straordinaria, il 23 novembre scorso, ha dettato agli uffici direttive per la regolarizzazione della gestione dei terreni di proprietà comunale, quantificandone in 191 ettari l’estensione (leggi, ndr). La direttiva impartita sotto altro verso ci sembra, però, priva di un’aggiunta importante. Sarebbe stato meglio disporre che non possono affittarsi terreni sottoposti ai vincoli SIC, zona ZPS e rientranti nell’area vincolata dalla Convenzione di Ramsar. Non vorremmo che, nonostante le buone intenzioni, ne venisse alterato l’habitat.

ANTONIETTA D’INTRONO

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