GENERAZIONE FUTURO - Melissa Di Terlizzi, una femminista appassionata di cultura russa e di cooperazione internazionale

TRINITAPOLI - Melissa Di Terlizzi è nata a Canosa di Puglia nel 1994. Ha coltivato da piccola, grazie anche ad un nonno appassionato di storia e di musica lirica, la lettura, il canto e soprattutto la danza. A 11 anni ha cominciato a frequentare una scuola di danza classica e di canto che lascerà dopo alcuni anni per motivi di studio. Il suo forte desiderio di conoscere altre culture e altre lingue la spingono a studiare il russo e l’inglese e a conseguire la laurea magistrale in Lingue per la Cooperazione Internazionale. Ha lavorato come Junior Export manager per un’azienda e di recente presso la Biblioteca Comunale di Trinitapoli. È responsabile della comunicazione nel direttivo sezionale dell’ANPI di Trinitapoli ed è un’attivista del movimento LGBTO+ e del femminismo intersezionale e trans-femminista.

Da quanto mi hai raccontato, sei un’artista mancata: quali discipline artistiche hai praticato da ragazzina?

«Ho dovuto lasciare le lezioni di danza classica e di canto perché non avevo tempo per praticarle, ma la passione per la musica e la danza è sempre viva in me. Mi sono anche cimentata, sin da piccola, nella composizione di versi, versi che assomigliavano più a testi di canzoni. Ho sempre il desiderio di dedicarmi alla poesia e di pubblicare una mia raccolta. Dovrei farmi un’iniezione di fiducia. A scuola avevo la mia professoressa di italiano che mi spronava e che ho scoperto con piacere, durante una recente conversazione avuta con lei, conserva ancora qualche mio scritto».

E allora cosa ti ha allontanato dal canto, dalla danza e dalla poesia?

«Ho l’inclinazione per “l’altrove”. Ho sempre sognato di viaggiare e di scoprire lingue e culture diverse. Per questo motivo e per l’interesse per le organizzazioni internazionali ho conseguito la laurea magistrale in Lingue per la Cooperazione Internazionale. Durante gli studi ho avuto la possibilità di lavorare per un’azienda, apprendendo i fondamenti del lavoro di junior export manager, una delle mie ambizioni. Mi sono specializzata in inglese e russo, due lingue di cui amo profondamente anche la letteratura. A gennaio 2021 ho aperto una pagina Instagram “Little talks about Russia”, dedicata alla divulgazione della cultura, delle tradizioni e della letteratura russa, dove posso finalmente condividere la mia passione e dove ho l’occasione anche di parlare della mia esperienza di Erasmus EXTRA UE che ho svolto in Russia dall’agosto 2019 a gennaio 2020».

Che cosa maggiormente ricorderai della tua esperienza Erasmus in Russia, dove hai vissuto per 6 mesi?

«Ricorderò l’accoglienza e l’affetto delle amicizie russe, la bellezza di San Pietroburgo, le tradizioni, l’odore della pyška, una specie di frittella dolce tipica russa, un dolce nato in URSS, molto semplice ma anche molto buono. Lo stesso odore, o quasi lo stesso, l’ho sentito a marzo, per le strade di Trinitapoli, quando nelle case si friggevano le zeppole di San Giuseppe. È stato come tornare indietro nel tempo, sono riaffiorati tutti i bei ricordi dei miei mesi in Russia. Quell’odore è stato un’epifania, come avviene per la “Petite Madeleine” di Proust ne “Alla ricerca del tempo perduto”. Ricorderò un tassello in più nella mia crescita come persona».

Ti definisci “femminista intersezionale e transfemminista”. Le donne della mia generazione si proclamavano solo “femministe”. Ci spieghi in cosa consiste la differenza?

«In realtà il femminismo, come qualsiasi altro movimento, ha visto (e sicuramente ne vedrà ancora) diverse “ondate”, ognuna con le proprie lotte, con le proprie caratteristiche, ognuna con le proprie evoluzioni. Persino all’interno di ciascuna ondata si sviluppavano e si sviluppano “femminismi” diversi. Fino ad ora le ondate sono state quattro e a ognuna di queste ondate che aveva come protagoniste sempre e comunque delle femministe (e oggi, per fortuna, possiamo dire anche dei femministi), dobbiamo tutti i diritti conquistati fino ad ora, e tutti gli stereotipi e i miti smontati.

Mi riconosco nelle lotte della terza ondata del movimento femminista dove si inserisce per la prima volta il concetto di intersezionalità. In questo periodo, e quindi a partire dagli anni ‘90, ci si rende conto che fino ad allora ci si era concentrati sui problemi delle donne, non tenendo conto però anche delle donne di etnia diversa, di quelle meno abbienti, di quelle omosessuali, delle donne con disabilità. Insomma, di tutte le donne che non avevano gli stessi privilegi di quelle bianche, abili, etero e inserite nella società capitalista. È qui che si comincia a comprendere che il femminismo può combattere su più fronti ed essere appunto intersezionale, occuparsi quindi delle disuguaglianze sociali, economiche, etniche ecc.

La quarta ondata, infine, è la naturale estensione della terza, con l’aggiunta di tematiche come il riconoscimento delle persone transgender e dei loro diritti (da qui deriva appunto il transfemminismo) e quindi anche il riconoscimento delle donne trans, vittime di transfobia anche da parte di un certo “femminismo” (che io non ritengo tale), la spinta a richiamare anche gli uomini all’interno del movimento femminista, l’identità di genere, la lotta contro l’abilismo e anche la divulgazione ai fini dell’accettazione del sex-work. Insomma, il femminismo in cui mi riconosco è quello che tiene conto di tutte le categorie marginalizzate sotto diversi punti di vista e penso che non ci sarà mai abbastanza attenzione ed evoluzione in questo. Bisogna sempre stare in allerta perché la possibilità che qualcosa ci sfugga, che una discriminazione ci passi sotto il naso senza che noi facciamo nulla, è dietro l’angolo. Per questo non bisogna mai fermarsi e il femminismo può e deve ancora fare molto».

Che cosa fa un’intellettuale come te a casa e nel tempo libero?

«Da un paio di anni, complice anche la staticità del quotidiano portata dalla pandemia, ho iniziato a lavorare a maglia, un passatempo considerato d’altri tempi, ma molto creativo e che richiede pazienza e determinazione. E poi mi occupo del Club dei Lettori che abbiamo istituito nell’ambito della sezione ANPI di Trinitapoli, l’associazione antifascista, di cui sono componente del direttivo, un’attività a me congeniale in quanto ho lavorato nella Biblioteca Comunale di Trinitapoli».

ANTONIETTA D’INTRONO