TRINITAPOLI - La sovrapposizione della costruenda Pista ciclabile alla sede stradale di via Lombardo Radice, via Cappuccini, via Mattarella e via Pietro Nenni è una ulteriore prova della incapacità delle amministrazioni comunali di acquisire spazi pubblici per l’insediamento di nuove infrastrutture. Si preferisce sfruttare gli spazi acquisiti dalle amministrazioni precedenti. È più facile! Tale incapacità negli ultimi anni si sta manifestando in misura crescente con l’aggravante della creazione di opere inutili. Posso testimoniare quanto sia stata perdente negli anni passati e lo sia ancora oggi la visione di uno sviluppo urbanistico armonioso che evitasse per quanto possibile una edificazione privata scollegata da una rete di servizi e di infrastrutture. Ricordo bene i dibattiti all’interno delle amministrazioni sulla distanza che bisognava lasciare tra fabbricati per la realizzazione delle strade e come veniva soverchiata la voce di chi chiedeva di non accontentarsi del minimo legale oppure gli accesi dibattiti sulla modesta larghezza dei marciapiedi realizzati per installare segnaletica verticale e pubblica illuminazione a discapito dei pedoni e in definitiva trasformati in vere e proprie barriere architettoniche per disabili e mamme alla guida di carrozzine. Esigenze sempre immolate sull’altare della proprietà privata che ispirava i pubblici amministratori in occasione della realizzazione di strade e marciapiedi. Un riflesso di quei dibattiti è sotteso anche in questa occasione. (Foto)
Torniamo alla nuova pista ciclabile!
Il progetto fu approvato dalla giunta municipale il 16 aprile 2019, la spesa prevista è di euro 1.493.335.18 di cui euro 55.701,00 a carico del bilancio comunale. L’obiettivo specifico dell’opera indicato nella relazione allegata al progetto è di collegare la stazione ferroviaria con la zona umida e la pista ciclopedonale già esistente sulla provinciale Trinitapoli-mare a beneficio dei turisti. A tal fine, su sito messo a disposizione dalle Ferrovie dello Stato, verrà costruita una velo-stazione da cui partirà la nuova pista ciclabile che percorrendo il lato sud del centro abitato, sovrapponendosi su via Lombardo Radice, via Cappuccini, via Sergio Mattarella, via Pietro Nenni, via Mulini, via per Masseria Scarola si collegherà infine con la pista ciclabile della via del Mare.
L’amministrazione che approvò il progetto evidentemente ritenne che l’opera fosse necessaria per accogliere notevoli flussi di turisti diretti alla zona umida che muniti di biciclette sbarcheranno nella nostra stazione. Nella relazione, però, non ho trovato alcun dato statistico, alcun elemento di fatto, nulla che giustifichi l’opera né tantomeno una spesa del genere. Non ho notizia di comitive di turisti più o meno numerosi diretti alla zona umida per via ferroviaria e muniti di bicicletta. Siamo di fronte ad un’opera calata dall’alto per soddisfare flussi di turisti inesistenti destinata ad accrescere il numero di cattedrali nel deserto di cui già disponiamo. Non servirà affatto ai maratoneti e ai ciclisti casalini che amano frequentare la zona umida e che già utilizzano la pista ciclabile esistente sulla via del mare e che certamente non avranno bisogno di incominciare la passeggiata partendo dalla stazione. Sono certo che avrebbero gradito, invece, che quella barca di soldi fosse stata investita nella manutenzione, potenziamento e nell’ampliamento di quella esistente interloquendo con l’amministrazione di Margherita di Savoia nel cui territori ricadono il tratto che si dispiega verso Zapponeta dal lato nord e verso l’abitato di Margherita di Savoia dal lato sud. Queste diramazioni a causa della mancanza di manutenzione per lunghi tratti sono scomparse sotto una fitta vegetazione così come sulla parte terminale di via mare è stata distrutta la staccionata di castagno e non più ripristinata. Ed infine, se la finalità del progetto è quella di mettere a disposizione di eventuali turisti un percorso loro dedicato non si comprende perché laddove è possibile non si utilizzino le aree demaniali anziché ridurre la carreggiata di strade di grande traffico per l’accesso ad un popoloso quartiere e privarle degli spazi per parcheggiare.
Stupisce come si sia progettata un’opera del genere senza valutarne preventivamente l’impatto sulla viabilità. Per giustificare tanta disattenzione e presappochismo, constatato che la larghezza di via Mattarella è stata fortemente ridotta a tal punto che il doppio senso di marcia non è agevole, si è corso ai ripari impiantando in fretta e furia un divieto di accesso che ha già costretto i residenti a riversarsi su viale Vittorio Veneto per raggiungere la stazione o per recarsi a Margherita di Savoia o a Barletta. La congestione del traffico è sotto gli occhi di tutti e il lunedì raggiunge livelli insopportabili quando decine di venditori ambulanti, alla chiusura del mercato settimanale, ritornano a casa con i loro ingombranti automezzi. Chi ha ideato questa progettazione ha commesso un grave errore a cui va posto immediatamente rimedio così come con una petizione hanno chiesto i cittadini. È stato risposto che non si può porre rimedio, l’errore deve essere portato all’estrema conseguenza. È evidente che la risposta è insoddisfacente. Certo l’errore si paga ma il costo sarebbe sempre inferiore al beneficio. È questione di volontà politica.
Questa vicenda ci insegna anche altro. Questo paese rinascerà quando la classe politica, scevra da tentazioni populistiche o modaiole, sarà capace di programmare lo sviluppo della città sulla base dei bisogni effettivi dei cittadini e quando imparerà a valutare non solo i costi di una opera pubblica ma anche le spese successive per mantenerle efficienti. Quando si amministra invece inventando esigenze improbabili ben presto la realtà si incarica di svelare la inconsistenza politica degli amministratori e la futilità delle loro scelte. Quando le forze politiche si confronteranno non sull’ammontare dei soldi ottenuti per il Comune ma sul modo come quei soldi sono stati spesi, allora potremo dire che anche a Trinitapoli comincia finalmente a nascere una classe politica seria e pragmatica.
Qualcuno ricorda a quanti e quali usi è stato destinato l’immobile dell’ex macello comunale e quanti euro sono stati investiti per i conseguenti adattamenti? Che fine ha fatto il complesso abitativo per il “dopo di noi” riservato ai disabili rimasti soli e a che cosa è servito l’acquisto della Masseria Scarola? Le piste ciclabili sono una cosa buona ma non devono essere costruite a danno di altre legittime esigenze. E non devono essere costruite dove il contesto urbano non lo consente se non a discapito delle esigenze di altri cittadini. Nei nuovi quartieri della vicina Barletta (Patalini, Barberini) esiste un reticolo di piste ciclabili ma su sede propria senza interferire sulla viabilità automobilistica. Non esiste alcuna pista ciclabile, invece, nel centro storico né sui corsi principali. Esistono, insomma, anche i pedoni e gli automobilisti.
In definitiva la mia opinione è la seguente. Quel milione e mezzo di euro andava speso per restaurare la pista ciclabile di via mare in tutta la sua lunghezza e cioè anche dei tratti a nord per Zapponeta e a sud per Margherita di Savoia oltre ad estenderla ulteriormente nella zona umida. Si è preferito abbandonare al definitivo degrado la struttura esistente per rincorrere flussi turistici immaginari. Tanto paga pantalone!
ARCANGELO SANNICANDRO (Tratto da IL PEPERONCINO ROSSO, numero di giugno 2023)